Radiospezia

Radiospezia 

L’emittente nasce il 19 marzo del 1976 in un piccolo locale della Lizza a La Spezia  per iniziativa di Edo Tosi. Il primo brano musicale trasmesso dalla prima emittente della città (Radio Spezia international apre il mese dopo, nell’aprile 1976) è “Ride my see saw” dei Moody Blues, diventato in seguito la sigla di apertura e chiusura delle trasmissioni. La radio cresce e ben presto viene trasferita in Piazza Cavour. Le frequenze raggiungono il Tigullio e l’alta Toscana, così, nel 1979, viene deciso di cambiare il nome in Primaradio, per restringere meno il campo degli ascoltatori e per sottolineare il primato in termini di presenza e di seguito. La redazione giornalistica annovera tra i primi collaboratori Gino Patroni ed è supportata dal quotidiano Il Secolo XIX. Adriano Cuffini, Paolo Rabajoli e Riccardo Sottanis sono nel tempo i direttori responsabili della testata giornalistica alla quale collaborano anche Roberto Quber, Filippo Paganini (oggi presidente dell’Ordine dei giornalisti della Liguria), Patrizia Bertozzi, Antonio Benedetto e Fabio Azzolini. Le radiocronache dello Spezia, invece, le conduce lo stesso Edo Tosi. La struttura tecnica, infine, si avvale dell’opera di Bruno Grassi e Rocco Policastro. Tra i tanti programmi musicali  ci sono quelli di Roberto Guidarini, in arte “Badi Badi”, un dj ricco di talento che ha anticipato di un decennio lo stile di Jovanotti, oppure l’easy listening di Rosella Latella, in arte “Lellaelle”, la “Hit parade” e il “Richiedetelo voi” di Marcello e Gian Paolo Baldini, i programmi pop e rock condotti con maestria da Stefano Leoni e Francesco Lodola, “Meridiano F” condotto da Francesco Rossi, un giovanissimo virtuoso del microfono, il programma di canzoni dedicate con Alba Latella e Massimo Caratozzolo. La redazione artistica si avvale negli anni anche delle conduzioni di Giancarlo Rosi, Roberto Foti alias “Antonio”, Daniele Martinelli, Emanuela Castellini (poi passata alla Rai), Alberto Cariola, Lucio Caratozzolo, Sergio Toracca, Licia Erbetta, Giuliana Guerrieri, Giorgio Cavallini, Galeotti Stella, Bruno Pasquali, Oliviero Lacagnina, Gianpiero Di Rosa, Silvano Labanti, Domenico Alfieri. Ricorda Edo Tosi: “Ero un giovane studente universitario di psicologia, ma potevo contare sull’entusiastica collaborazione di alcuni amici. In Italia, erano già nate una trentina di radio libere, ma essere i pionieri nella propria città era una soddisfazione grandissima. Il primo brano musicale trasmesso di “Ride my see saw” dei Moody Blues, diventato in seguito la sigla di apertura e chiusura delle trasmissioni. Dopo una quindicina d’anni il lavoro di psicologo e psicoterapeuta non mi permetteva più di seguire la radio, così, d’accordo con gli altri membri della società la vendemmo. Fu un duro colpo per tutti. Avevamo dato anima e sangue per un lungo periodo. Per me personalmente fu una specie di lutto: non riuscii più ad ascoltare la radio a casa o in auto per cinque o sei anni. Oggi la gioventù è molto meno intraprendente e critica di allora. Noi avevamo vissuto il ’68 in piena adolescenza e c’era una gran voglia di condivisione, e la radio era un modo per stare con gli altri, anche per me che ero timidissimo. Non avrei mai potuto andare in tv, mentre la radio era perfetta. Insegno da tantissimi anni alle superiori e noto che di anno in anno per i ragazzi di oggi, invece, le cose peggiorano. C’è grande appiattimento, tanto conformismo e pochissima sana critica o contestazione dell’esistente. Il processo degenerativo è iniziato negli anni ’80, subito dopo gli anni d’oro, anche sotto il profilo musicale. Tant’è che, come molti, sono rimasto ancora ai gruppi e alle canzoni di quell’epoca”.

(Ruggero Righini)

 

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