Radio Siena 103

RADIO SIENA 103

L’emittente nacque verso la prima metà del 1976 in un vecchio scantinato di vicolo  di Castelvecchio 12 per iniziativa di un gruppo di appartenenti dei gruppi della sinistra del PCI ed extraparlamentare di Avanguardia Operaia e Lotta Continua che già avevano fondato il Circolo e organizzato concerti, ascolti di dischi commentati, campagne di controinformazione sulla droga, sulla musica e un giornalino. Con l’ultimo concerto organizzato di Francesco Guccini venne finanziata parzialmente la nascita della radio “di movimento” militante che voleva risvegliare le coscienze.  Per sigla iniziale dei programmi inizialmente diffusi sui 102.500 MHz fu scelta “Have you seen the saucers” dei Jefferson Airplane. Tra i fondatori Dino Castrovilli con alle spalle un’esperienza come giornalista col Nuovo Corriere Senese (che era un settimanale del PCI) e che poi aveva iniziato a lavorare con Il Tirreno, Guido Bosco e Guido Giorgetti che studiavano elettronica ed erano abbastanza preparati per costruire il trasmettitore, Daniele Bielli proprietario della sede sulla collinetta di Castelvecchio insonorizzata e divisa in due parti: una, più grande per riunirsi, l’altra più piccola con la vetrata che ospitava lo studio, i giradischi forniti dagli amici, i dischi tantissimi prestati, i microfoni comprati o fatti dare in cambio di pubblicità, un “Revox” che serviva la notte per mandare musica, un mixer e un paio di registratori a cassette. I primi tempi vennero mandati in onda nastri di prova (anche per testare il segnale) poi programmi di controinformazione che riempivano un vuoto con piccoli notiziari, rassegne stampa (con commenti più o meno feroci) e telefonate a “inviati”. Più che limitarsi a parlare dei fatti che accadevano, in radio speravano di sollecitare un certo tipo di riflessione in chi ascoltava ed il mezzo funzionava anche se parlava un linguaggio spesso “duro” con le registrazioni di occupazioni, assemblee, cortei. All’inizio niente pubblicità per non essere legati a nessuno, poi, non avendo altra entrata se non le sottoscrizioni o l’organizzazione di concerti qualche spot anche se gli introiti non riuscirono comunque a ripagare le spese della radio per l’acquisto dei dischi, per le bollette e per l’acquisto di nuova attrezzatura nonostante il fatto che l’affitto da pagare non ci fosse e che il lavoro svolto all’interno della radio era naturalmente tutto volontario. Gli introiti pubblicitari aumentarono quando, con grande scandalo di alcuni, l’emittente, che intanto era passata nei locali della Casa dello Studente in via XXIV Maggio 1 e  si era iscritta al Fred – Federazione Radio Emittenti Democratiche, aprì al Palio di Siena con commenti e dirette, un boom pazzesco e anche una svolta importante per la radio che passò da una fase “puritana” in cui il target era un pubblico di sinistra ad un’altra fase in cui diventò una radio più “aperta”. Trasmetteva musica “di qualità” sia rock che blues e jazz, ma anche musica italiana cercando di evitare le “canzonette”. Naturalmente all’interno del panorama musicale italiano dava più spazio a quei cantautori più “impegnati”, a quelli cioè che avevano qualcosa da dire. Una curiosità: era regola di non parlare sopra le canzoni, anzi, gli speaker osservavano un piccolo momento di silenzio prima e dopo il brano in modo che da casa gli ascoltatori lo potessero registrare per intero in una forma di “democrazia musicale” quando invece oggi si parla sopra l’intro del brano anche per non permettere questa pratica. Un aneddoto inedito lega Radio Siena al movimento del ‘77 e a Radio Alice, quando quest’ultima fu chiusa con il sequestro delle attrezzature tre collaboratori della radio bolognese una notte fecero tappa a Siena dai colleghi della radio senese che gli fornirono un nuovo trasmettitore per riprendere le trasmissioni clandestinamente. Ma ben presto anche qesta realtà rimase schiacciata e nel marzo del ’77 la prima radio di Siena chiuse le trasmissioni. Poi le riprese, ma il nucleo centrale oramai era sfaldato. Nessuno aveva la passione o la capacità per portare avanti quest’esperienza. Ad un certo punto, per risanare i debiti, fu venduta al PCI. In seguito diventò il “braccio commerciale” di Antenna Radio Esse.

(Ruggero Righini).

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