Radio Controcanale 103

RADIO CONTROCANALE 103

radio controcanale 103 viareggio

Pioniera delle radio politiche, nasce nella primavera 1975 a Viareggio sulle note di “Ho visto un Re” di Enzo Jannacci. La prima emittente radiofonica della città trasmette sulla frequenza 103 MHz dagli studio di via Pucci 149. Orientata a sinistra, di chiara marca politica extraparlamentare vicina al Pdup – Manifesto, si pone tra le prime cinquanta radio indipendenti che trasmettono in Italia, quinta in Toscana. Ideata da un gruppo di amici, composto tra gli altri da Paolo Paoli, Riccardo Bendinelli,  Lawrence Thomas Martinelli (oggi collaboratore de Il Manifesto), Angelo Pardini (1951/2013), Giovanni Dell’Amico, Marino Barsotti apre in concomitanza con le elezioni politiche dell’aprile e riesce a trasmettere nonostante che i suoi mezzi siano proprio all’indispensabile. La radio, infatti, con le sue diverse attività si poggia unicamente sul lavoro volontario e la passione di coloro che intorno ad essa gravitano: giovani desiderosi di dare un’informazione alternativa e diffondere musica meno nota. Si evidenzia al suo nascere per la cadenza non programmata dei suoi programmi con gli speaker che non seguono orari o palinsesti organizzati ma  trasmettono, quando ne hanno voglia, per qualche ora la mattina, il pomeriggio e la sera oltre alla musica “nuda” specialmente comunicati, interviste, rubriche e addirittura un gioco telefonico. Nell’estate organizza anche concerti musicali popolari con le prime canzoni di Francesco De Gregori, Eugenio Finardi e di Alberto Camerini, eventi e performance di strada, informazione e dibattito politico.  Nonostante l’interesse che suscita ha però incerta fortuna, oltre che per difficoltà tecniche specie per gli ostacoli legali dato che non si limita a trasmettere in continuità musica ma trasmette veri e propri programmi la cui linea politica non è certo vicina a quella governativa ma la vede come emanazione del gruppo e della componente che ne ravvisa la potenzialità in funzione di informazione politica. Chiude dopo 6 mesi nell’ottobre 1975 quando le radio in Italia sono già 150. Nonostante sia riportata come emittente attiva nella “Carta delle stazioni radio italiane 1976/77” del mensile “Millecanali” e nel “Minidizionario radio libere” del settimanale “Radiogiovani” per il biennio ’76-’77 non trasmette lasciando l’etere ad altre realtà della città. Nel corso del 1978 prova la riapertura, in via Veneto 72, come cooperativa ad azionariato popolare con l’idea di essere vero e proprio progetto di informazione e comunicazione e voce indipendente di sinistra ma per la fragilità dei mezzi sia tecnici che finanziari chiude definitivamente dopo un paio di mesi. Ricorda Lawrence Thomas Martinelli: “La storia non si fa con i “se”, ma probabilmente oggi Controcanale avrebbe fatto parte di Popolare Network. Ci piaceva anche questa “Gioia e rivoluzione” degli Area, cantante Demetrio Stratos. All’epoca io e Sandro facevamo un programma contenitore di sonorità e approfondimenti tematici che si chiamava Musica Nuda. Fra un disco di Frank Zappa e un’intervista a Mauro Rostagno ci si dava appuntamento quotidiano apprezzato da un apprezzabile pubblico di nicchia. “Who do you love” dei Quicksilver Messenger Service era la sigla. Sempre dell’etichetta Ultima Spiaggia, ogni tanto trasmettevamo questo “Sfogatevi Bestie” con le battute inter nos a microfoni spenti (ma non sempre). Per la cronaca, Colombo era anche autore ed esecutore della mitica sigla di Rai Stereonotte. Come organizzatore del concerto di De Gregori c’era un’accoppiata inedita -Gioventù Aclista e Circolo di Unità Proletaria- e dell’incasso ne ebbe giovamento per metà proprio la radio. L’altro concerto a prezzi popolari ci andò male invece, tant’è che il giorno dopo ci ritrovammo a fare la promozione a Mino Reitano (sic …) per recuperare le perdite. Il fatto fece vacillare il concetto di musica “alternativa” a qualcuno di noi. Quando arrivarono i dischi dell’Ultima Spiaggia, etichetta indipendente con Gianfranco Manfredi, Ricky Gianco, Roberto Colombo, sembrava aprirsi davvero una nuova epoca musicale e della produzione discografica italiana. E li passavamo abbondantemente con gioia e convinzione. Era la canzone bandiera di tante radio libere di quel periodo. Quante volte l’abbiamo ascoltata, fischiettata e trasmessa!”. (Ruggero Righini).

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