Radio Ponte International

RADIO PONTE INTERNATIONAL 

radio ponte international 1976Emittente di Ponte San Pietro (Bergamo) fondata da un gruppo di giovani fra i quali vi è Enrico “Mimmo” Tamborini, nasce nel febbraio 1976, è una delle prime radio della provincia di Bergamo, irradia i suoi programmi dai 101,500 MHz.  Ricorda il Tamborini: “volevamo avere un’alternativa. Anzi, volevamo costruire la nostra alternativa. Volevamo ascoltare musica che ci piacesse e soprattutto volevamo che tutti potessero ascoltarla. Quello che oggi i giovani fanno con Internet, allora noi lo facemmo con le radio”. Il gruppo di ragazzotti prende un piccolo trasmettitore di sorveglianza per i bambini, di quelli che esistono ancora oggi ma che allora funzionavano sfruttando le frequenze FM. Lo piazzano sul tetto del palazzo più alto di Ponte San Pietro e lo collegano a un giradischi.

Il successo è immediato: in tanti si accorgono, accendendo la radio, di quella novità che passava canzoni nuove e, soprattutto, per intero, senza fastidiose interruzioni. I ragazzi prendono una stanzetta e la trasformano nella loro sede. Ogni giorno decine e decine di persone passano a lasciare dei foglietti: erano le loro richieste musicali, da passare in radio magari con una dedica per l’amore appena nato o per quello appena perso. Il telefono arriva solo un paio di anni dopo. Inutile dire che squillava sempre. Tamborini ricorda: «Era tutto molto semplice, non c’erano filtri tra noi e chi ci ascoltava. I dischi che passavamo erano i nostri, li portavamo da casa. Ogni tanto qualcuno ci chiedeva una canzone che non avevamo, ma c’era sempre un ascoltatore disposto a regalarci un suo disco. Ci regalavano centinaia di dischi, era bellissimo».  Radio Ponte International riscuote subito successo: “Al tempo esisteva solo la Rai e le trasmissioni erano fatte per lo più di parole, la musica aveva un ruolo secondario, relegata in qualche fascia oraria e anche in quel caso i conduttori parlavano sopra i dischi. A noi interessava far sentire per intero i brani che la gente voleva: Battisti, i grandi successi della musica leggera, i gruppi internazionali, non cose difficili, solo il piacere di godersi le canzoni del momento. Abbiamo cominciato con un trasmettitore portatile, perché l’attività non era ancora regolamentata, poi nel settembre è arrivata  la legge che autorizzava le radio e ci siamo attrezzati meglio. In città erano già partite alcune esperienze, noi probabilmente siamo stati i primi ad aprire un’emittente in provincia».

Ed è stato un boom. «Un successo incredibile – dice ancora con entusiasmo -. Forse l’errore è stato quello di non averlo sfruttato subito commercialmente, siamo andati avanti alcuni anni per puro divertimento». Fino a quando lui ha fatto il passo importante di prendere in mano da solo l’attività. «Nessuno ci credeva – confessa -, era un mestiere che non esisteva».

La formula ha tenuto fede all’idea iniziale, quella della radio al servizio degli ascoltatori, compagna non invadente delle giornate, che fa girare le canzoni del cuore, che parla semplice, che racconta delle offerte speciali dei negozi del paese e con la quale si può dialogare direttamente. Non è un caso che il programma di maggiore successo sia stato quello delle dediche e richieste, condotto fino a due anni fa dallo stesso Tamborini che poi ha dovuto rinunciare ad andare in onda per via del crescere degli impegni gestionali di cui sopra. «In fondo cosa c’è di più bello – nota – della possibilità di chiedere il proprio brano preferito o di farlo ascoltare con una dedica personalizzata ad una persona cara?». L’effetto semplice e sorprendente di un pensiero in musica che arriva, rinnovando ogni volta la sua magia, mentre siamo in auto, a casa o al lavoro.

Nel 1979 Tamborini capisce che era il momento di prendere una decisione: o si diventava professionisti o era meglio chiudere tutto. L’unico a crederci veramente, però, è lui. Gli amici prendono altre strade, mentre lui si rimbocca le maniche, apre una partita Iva e fa della radio il suo mestiere: «È stata dura eh. I miei genitori me ne dicevano di ogni – ricorda Tamborini –. Mi dicevano che nel giro di tre mesi mi avrebbero chiuso. Invece…». Allora non serviva alcuna concessione, bastava avere un pubblico e qualche coraggioso che capisse le potenzialità del mezzo radiofonico e ci investisse qualcosa. Gli ascolti erano incredibili. La televisione non offriva certo la varietà di argomenti di oggi. Le radio, quindi, erano l’unico grande sfogo alle passioni dei giovani. La radio ha i suoi programmi che non cambieranno nel corso degli anni: le dediche, la mattina musica revival Anni ’60 e ’70, nel pomeriggio note più moderne e attuali, adatte anche ai giovani.

Tra il 1981 e il 1982, per riuscire a stare dietro a tutti gli impegni, Tamborini inizia a registrare molti programmi. L’unico grande spazio per la diretta che decide di tenere è quello delle dediche: «Ne arrivavano di ogni tipo, una finestra aperta sul mondo». Col passare negli anni, però, le cose non si fanno più semplici. La burocrazia diventa una vera spina nel fianco. Nel 1990 entrò in vigore la legge Mammì, che obbliga ogni radio a munirsi di una concessione per poter continuare a trasmettere: «Un pezzo di carta che mi fece penare. Alla fine arrivò, nel 1993. Ce l’ho ancora qua appesa in studio! “Concessione per la frequenza a Bergamo e Provincia” c’è scritto».  Agli anni ’90 risale l’unica indagine ufficiale: Radio Ponte conta circa 30.000 ascoltatori medi al giorno (al 55 percento donne, età compresa tra i 25 e i 45 anni). Da allora la media è rimasta abbastanza stabile, conferma Tamborini: «Lo dimostra la fiducia di tanti inserzionisti, che anno dopo anno hanno continuato a investire su Radio Ponte». Certo, numeri lontani dall’epoca d’oro delle radio libere, «ma era un altro mondo quello. Le persone non erano soltanto di più, erano anche più attente. Mangiavano letteralmente ogni parola che passava in radio perché era tutto nuovo, tutto unico».

radio ponte international 2016Un successo considerato il numero degli abitanti e l’affermarsi dei network, delle syndication e delle superstation, alcune bergamasche. emittenti con una struttura forte, radicate ben oltre la provincia bergamasca. Come si spiega, con questa concorrenza, il successo di una radio prettamente locale come Radio Ponte? «Non lo so – ammette candidamente Tamborini –. Io ho semplicemente proposto una colonna sonora quotidiana ed è piaciuta».

La burocrazia si mette di mezzo anche nel 2001, quando una nuova normativa obbliga tutte le piccole realtà radiofoniche a diventare srl: «Altra mazzata, enormi esborsi e costi lievitati. Ma superammo anche quell’ostacolo».

Radio Ponte International ha cessato di esistere nel febbraio 2016, esattamente quartant’anni dopo la sua nascita, la frequenza viene venduta dal gruppo di Radio Bergamo, una realtà forte che comprende Radio Number One e Radio Millenote.

radio ponte international 2016«Non lo abbiamo fatto apposta – racconta -, ma alla fine è capitato che i giorni in cui avremmo potuto celebrare un compleanno importante come il quarantesimo siano diventati quelli dell’addio a nostri radioascoltatori». «Una scelta personale – spiega Tamborini -, ho 65 anni ed ho sempre seguito da solo l’attività, dai rapporti commerciali alle trasmissioni, impiegando, in pratica, ogni mio momento. Negli ultimi anni il carico si è appesantito, soprattutto per via della burocrazia, ed è diventato difficile portare avanti l’esperienza. Non è una questione di ascolti, che ci sono, né di calo di inserzionisti, è che le responsabilità sono troppe e l’età ormai c’è. Qualcuno interessato a subentrare si è fatto avanti – sottolinea -, ma è stato frenato proprio dall’impegno richiesto per far girare il tutto».

Alle 23.55 di lunedì 29 febbraio, sulle frequenze di Radio Ponte 101.5 è passata la canzone The Prayer di Celine Dion e Andrea Bocelli. È stata l’ultima canzone che la storica radio libera bergamasca, fondata a Ponte San Pietro nel 1976, ha passato prima di interrompere le trasmissioni. 40 anni esatti di un’avventura portata avanti con passione e amore, prima che il suo fondatore Enrico Tamborini dicesse basta. Radio Ponte, dall’1 marzo 2016, non esiste più ed è diventata una bella pagina della storia pop di Bergamo.

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