Radio Papavero

RADIO PAPAVERO

radio papavero 2L’emittente nasce a Bergamo nel gennaio 1977, a fondarla sono alcuni militanti di Lotta Continua fra i quali vi sono Silvano Sgrignoli (docente di fisica oggi in pensione), sua moglie Adele (anch’essa docente), Giacomo Mayer giornalista. Scioltasi nel 1976 Lotta Continua, gli attivisti bergamaschi pensano alla radio quale mezzo per la diffusione delle proprie idee politiche. Ricorda Mayer:   “Noi ascoltavamo Radio Montevecchia, un’emittente che trasmetteva a Merate, era molto attiva. E allora perché non proviamo a fare qualcosa anche noi?…  Ci abbiamo messo i nostri, c’è stato un autofinanziamento, i compagni che lavoravano mettevano i soldi. Io e un altro siamo andati una settimana a Milano, a quella che oggi è radio Popolare ma che allora si chiamava radio Canale 96 ed era di Avanguardia Operaia. Siamo andati a imparare in sostanza, a capire come si poteva fare una radio. Silvano invece era il nostro ingegnere, è lui che ha messo insieme la strumentazione.   Inizialmente loro avevano comprato quello che di più economico c’era sul mercato”, qui è Silvano a parlare, “quindi molto scadente: un’antenna di nessuna efficienza, un trasmettitore di bassa potenza e parecchio instabile. Il problema di queste cose è che se non superi una certa soglia sono fetecchie. Un minimo bisogna spenderlo. Arriva una raccomandata della polizia postale che diffida a provvedere con effetto immediato alla rimozione delle cause delle interferenze. Per i primi tempi lui e un altro amico fisico cercano di far funzionare l’apparato che ogni due giorni deviava in frequenza. Altre interferenze arrivano dall’aeroporto…  Finalmente poi è arrivato qualcosa di più serio, hanno comprato un amplificatore di potenza e un filtro elicoidale. A quel punto la trasmissione era più pulita.  L’antenna l’abbiamo tirata su da lì, con una carrucola. Erano su in dieci a sistemarla. Io non sono salito, soffro di vertigini. Anche i dischi si recuperano in qualche modo. Qualcosa arriva dal negozio “Dischi Celadina”, ma il contributo è soprattutto personale, ognuno porta i suoi. E prendono suonare un sacco di cose nuove per il placido etere orobico: Country Joe and The Fish, Canned Heat, Jimi Hendrix, Charlie Parker tra gli altri; ma anche Bennato, Guccini, Edoardo Vianello e Gene Pitney…”

Radio Papavero ha sede in un appartamento in via Sant’Alessandro di Città Alta, le trasmissioni iniziano con il brano Il papavero rosso, opera per il “balletto rivoluzionario” scritta nel 1927 dal compositore russo Reinhold Glière. Poi si ascolta una voce con accento più milanese che bergamasco: “Radio Papavero, emittente democratica e antifascista che trasmette in modulazione di frequenza su 91 e 2 megahertz…  Papavero, casella postale 73 – 24100 Bergamo. Telefono, 222165”.

Alla programmazione musicale si affiancano trasmissioni vere e proprie, spesso legate ai gruppi che partecipano. Adele e le femministe curano “Le streghe”, un’ora a settimana in cui parlano della caccia alle streghe e dei motivi che l’hanno scatenata. “Petali di rosa” invece è la trasmissione del gruppo del “Fuori!”, il Fronte Unitario Omosessuali Rivoluzionari Italiani. Si parla anche delle condizioni di vita nelle caserme e nelle carceri, della vita e della musica di singoli artisti, da Paganini a Bob Dylan. E poi c’è il notiziario, condotto anche da Giacomo e Silvano. La sigla è Tarkus degli Emerson Lake and Palmer. E chissà quanto altro si è semplicemente dissolto nell’etere.

radio papaveroNel suo piccolo di emittente “democratica”, il Papavero diventa anche il punto di riferimento mediatico del movimento bergamasco. L’emittente prova a fare controinformazione, come radio Alice a Bologna prende a trasmettere le dirette telefoniche dalle manifestazioni, dà voce alle piccole lotte che si sviluppano sul territorio. L’emittente fra il 1977 e il 1978 vive la sua stagione indimenticabile, contatto diretto non solo con gli attivisti ma anche con la gente, durante i giorni del sequestro Moro viene aperto un dibattito coi radioascoltatori: “Fra mezz’ora scade l’ultimatum di Moro. Che cosa ne pensa?”. La domanda è posta da uno speaker della radio, si riferisce allo scadere dell’ultimatum dato dalle Brigate Rosse: il governo deve decidere se trattare la liberazione del presidente della Democrazia Cristiana. “Trattativa sì, trattativa no?”, “Perché la DC non vuole trattare in nome della ragion di Stato? Cosa hanno da perdere ammettendo una trattativa?” sono i colpi ai quali i passanti rispondono generalmente con convinta intransigenza nel considerare giusto l’abbandono di Moro al suo destino. Silvano sgrana gli occhi ancora oggi. “Noi siamo rimasti molto stupiti delle reazioni della gente… cioè era Bergamo, erano tutti democristiani ma…”.

Nella seconda del 1978 i fondatori cedono l’emittente ad Autonomia Operaia, Radio Papavero sopravvivere qualche anno con la nuova gestione poi chiuderà i battenti, i tempi erano cambiati. Paradossalmente al numero di telefono di Bergamo che fu di Radio Papavero, oggi rispondono i servizi sociali del comune di Bergamo, unità operativa anziani, polo 3. Sullo schermo del computer il file di quella sigla è rimasto in pausa, con un colpo d’indice si solleva lo spioncino di una porta spessa quarant’anni.

Da www.radiopapavero.altervista.org

Per approfondire: Ci sembrava di essere liberi. Per una storia delle radio democratiche bergamasche, di Roberto Villa, Ombre Corte, 2015.

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