Radio Treviso 103

RADIO TREVISO 103

radio treviso 103

radio treviso 103 2L’emittente nasce nel 1975 a Treviso per iniziativa radio treviso 103 3di Francesco Garbin, irradia i suoi programmi dai 103,000 mhz, successivamente anche dai 96,700 e 106,800, la sua sede è in via Benedetto Croce 4 in una villa circondata dal verde, quindi si traferirà in un appartamento all’angolo fra viale Oberdan 25 e via Coletti, sempre a Treviso, e poi a Paese (Treviso). La frequenza scelta è quella usata da molte emittenti all’indomani dell’approvazione della sentenza della corte costituzionale n. 103 (appunto) che decreta il via alle trasmissioni in fm in ambito locale. Il raggio d’ascolto è vasto, grazie ai ripetitori situati sui monti: Cesen, Gaiardin Faedis e Valsugana. Radio Treviso 103 nei primi mesi trasmette anche musica classica. In effetti, come ci ha ricordato Attilio Piazza: “non ricordo nulla di Paese, forse c’era la prima antennina e un registratore che mandava della musica a ripetizione, ma il primo umano a parlare live fui io in una sede al Terraglio, poi ci trasferimmo in piazza Oberdan”. Radio Treviso 103 già nel 1976 si professionalizza, oltre a programmi musicali trasmette un notiziario per un paio di volte al giorno. Si caratterizza come emittente alternativa dei giovani alla sinistra del Pci, fra di loro Attilio “Bepi” Piazza, Guido Barberi, Adriano, Lucio, Nicky, Anna. Umberto radio treviso 103 4Bidinotto. Alla fine degli anni ’70, fra le proteste dei collaboratori si fonde con Radio Jaguaro Treviso di fede socialista e potenzia la diffusione anche sui 96.700 e 106.800. Ora l’emittente ha sede in un villino circondato dal verde di via Benedetto Croce 4, molti dei pionieri lasciano e negli anni ’80 Radio Treviso 103 cambierà format.  Negli anni ’90 si affilia a Radio Amica e diventa Radio Treviso 103 Amica Radio. Fra i collaboratori Roberto Zago (oggi a  Radio Birikina). L’emittente dura fino alle soglie del nuovo millennio. Il 1 gennaio 2000 chiude lasciando la frequenza 96.700 alla friulana del Gruppo Media 90 Radio Baccano.

Recentemente è nata una web radio denominata Radio Treviso, non sappiamo se abbia una continuità storica con Radio Treviso 103, chi avesse notizie è pregato di fornircele. Scrivete alla mail storiaradiotv@tiscali.it

 

“Cari amici, sono una di quelle che ha visto nascere radio Treviso 103. Me ne parlò per primo il mio amico Attilio Piazza: c’era questa idea di creare una radio alternativa, e mi chiedeva se ero d’accordo a condurre il programma di musica classica. Veramente ricordo che per diversi mesi abbiamo trasmesso da un villino in periferia. Mi sembrava che fosse sul Terraglio, ma probabilmente, visto il mio pessimo orientamento e la ancor peggiore memoria, sto facendo confusione, e forse era davvero a Paese. (Sicuramente ci trasferimmo dopo poco in un appartamento all’angolo tra viale Oberdan e via Coletti, a due passi da casa mia, una goduria!). Così cominciai a occuparmi, una o due volte a settimana, insieme a Bepi, di trasmettere musica classica, cercando i pezzi che mi parevano i più gradevoli a un pubblico che presumibilmente non aveva una gran dimestichezza col genere. Ricordo che come sigla si scelse quanto di più nazional-popolare possibile: la Primavera di Vivaldi. Poi Bepi andò via, e mi trovai a collaborare con il ben più competente Guido Barbieri (ora conduttore di Radio 3 Suite), che cercò di dare alla nostra trasmissione un assetto più serio e meno cialtrone. Ci si alternava (ricordo un ciclo su Bach). Eravamo tutti volontari e lavoravamo-ovviamente- gratis.Molti di noi erano dei veri intenditori, e mettevano a disposizione delle collezioni di dischi da fare invidia a qualunque archivio specialistico. Ricordo Adriano, che curava la musica italiana, Lucio, che era esperto di blues, Anna  che si occupava dello spazio delle donne, Nicky … e Attilio, gran burattinaio, che coordinava il tutto. Saremmo stati una quindicina di persone o poco più, ma spesso la radio si riempiva di gente.Qualcuno per intervenire, altri per “bivaccare” tra amici e magari sparare qualche fesseria e mettere un po’ di musica nei vuoti di programmazione. C’era un notiziario, letto dal vivo diverse volte al giorno; come sigla si scelse”Traintime” di John Mayall. Avevamo materiale un po’ raffazonato: un microfono ad asta, un mixer,due piatti per il vinile… Succedeva che appena si sentivano le note dell’armonica di Majall, un bel numero di persone si precipitava in sala trasmissione, cercando di impossessarsi del microfono;dopodichè quando uno ci riusciva, erano cavolacci suoi, perche tutti gli altri cercavano di farlo ridere, gli svitavano l’asta del microfono e glielo allontanavano di colpo, e altre amenità del genere.

Una delle cose più divertenti era la pubblicità. La leggevo quasi sempre io, perchè un cliente era rimasto soddisfatto dalla mia prestazione, forse per un’orrenda erre moscia che a lui magari sapeva di esotico e sensuale. I nostri primi sponsor erano un concessionario di caravan, un’azienda agricola a conduzione familiare e non ricordo chi altro. Si cercavano le musiche adatte; per quelli che ci stavano antipatici, le più cretine. Proprio per quell’azienda che vendeva uova e lambrusco, scelsi una canzone popolare veneta cantata da Luisa Ronchini, nota ricercatrice e cantante folk, mancata un paio d’anni fa. Così una volta che la Ronchini era invitata a un programma, andò in onda la pubblicità con la sua canzone, e lei si imbufalì di brutto…arrivai in radio e quasi mi avrebbero scannata.

Potrei raccontare diverse altre cose, ma si tratta più che altro di aneddoti, visto il mio ruolo abbastanza marginale a livello organizzativo. Personalmente, ho militato in quella radio dalla nascita fino all’estate del ’76. In questo lasso di tempo succedevano diverse cose. Ricorderete come il PSI di allora in vista delle elezioni si dava una patina movimentista e casinara, probabilmente per attirarsi i voti delle nuove generazioni.  La nostra radio, un po’ per la curiosità degli amici e concittadini, un po’ per l’effettiva alta qualità di alcuni dei programmi (non il mio, sia chiaro!), cominciò a prendere piede e ad avere consensi tra giovani, meno giovani e financo anziani, che trovavano compagnia nella spontaneità della conduzione e nella scelta curatissima della musica, contenti di poter interagire, telefonare, fare richieste e porre domande.

Succedeva che la prima emittente privata della nostra provincia era Radio Jaguaro Treviso, di area filosocialista (mentre noi ci riconoscevamo più o meno tutti decisamente a sinistra del PCI) e con un andazzo indubbiamente più qualunquista e commerciale.   Il capoccia era un certo signor Ghizzo. Questi ci contattarono, ci proposero una sorta di “fusione”, alla quale inizialmente eravamo quasi tutti contrari. Ma questi ci portavano in eredità un ripetitore potente, quindi la possibilità di farci sentire meglio e in un raggio più ampio; portavano apparecchiature buone, soldi per i dischi e non intendevano influire più di tanto sulla struttura e sulle direttive, salvo appiopparci alcuni dei loro dj, e alla fine l’accordo fu fatto, tra mugugni vari. Ricordo un cartello che qualcuno attaccò con lo scotch in sala trasmissione:”NON NE POSSIAMO PIU’ DEI COGLIONISSIMI TIGROTTI DEL MALEFICO GHIZZO”, che Attilio ci pregò di staccare. Ma quello fu effettivamente l’inizio della fine. Per me, definitivamente, in quanto me ne andai da Treviso, ma anche per gli altri, temo. Per lo meno era finito quel periodo di euforia un po’ caotica degli inizi, fiaccata da esigenze di mercato (in senso lato). So che ci furono fratture e dissapori; parte dello staff, tra cui Attilio, confluì nella nuova “Radio Alfa”; poi, di come finì Treviso 103, non ne ho saputo più nulla. Ma se vi mettete in contatto, ad esempio, con Guido Barbieri, saprà dirvi altre cose.

Mi ha fatto piacere ricordare quel periodo. Spero di esservi stata utile, a risentirci

Anna

 

Ed ecco il ricordo di Attilio Piazza che ringraziamo:

6.1.2010

Oggi, giorno della Befana 2010, è per me la giornata perfetta per scrivere qualcosa di Radio Treviso 103. Davanti al caminetto di casa assaporo il mio primo giorno di riposo.
Rispondo volentieri all’invito di Massimo Emanuelli di scrivere di come cominciò Radio Treviso 103; son passati tanti anni e qualche milione di esperienze, ma ritrovo in me lo stesso spirito innovatore di allora. Premetto che molte son le cose che non ricordo, molte altre che ricorderò senz’altro in modo distorto, e mi scuso fin da subito per non ricordare i nomi delle persone che hanno lasciato in me un caro simpaticissimo sentimento di gratitudine. Se non vi nomino vi ho nel cuore in modo uguale a sempre. Andrò a braccio in modo totalmente caotico e non linear cronologico. Fatte queste premesse passo alla narrazione.
Si chiamò 103 per mancanza di accordi fin dall’inizio su una Vision che non c’era; eravamo confusi fra l’essere alternativi, commerciali, di rottura e al fianco dei nostri concittadini trevisani, ma solo quelli di sinistra. 103 vinse su tutte le proposte respinte da frammenti di un gruppo che non aveva nè capi né paròni, ma si doveva pur chiamare in qualche modo. 103 fu la vittoria dell’onda che ci voleva comunque attivi grilli parlanti e musicanti, un’onda che smaniava di crescere più grande di Mamma RAI, lenta, obsoleta, distante dalle realtà vive ed emergenti, che chiedevano di avere una voce e una musica per i nostri sogni di libertà, spregiudicatezza e innovazione.
Fui reclutato al Canton dei Quattro Esse, in pieno centro cittadino, da Guido Zanatta (?), che mi fece presidente e direttore perché qualcuno doveva pur cominciare da qualche parte. Mi piacque creare dal nulla programmi e un team di esperti, conoscevo molte persone e d’istinto ne invitai un po’. Via via trovavo quelli bravi con la musica e le parole. Due giradischi, un’antenna che fu un impresa montare sul tetto di una cascina in periferia. Poi il salto di qualità: l’antenna si eresse alta e imperiosa sulla vallata che si spianava ai piedi del Montello. Da lì eravamo grandi e dominavamo la valle. L’onda del potere in onda.
Come direttore, con un occhio guardavo con invidia gli avventurosi di Radio Alice di Bologna, loro sì che erano coraggiosi e colti (!). Con l’altro occhio guardavo alla Treviso da conquistare, quella di chi ci guardava con sospetto e si voltava dall’altra parte tirando diritto, ma che nulla potè davanti ad un microfono invitante, che avrebbe mandato in onda il proprio pezzetto di verità, il proprio nome finalmente, che se scandito dalla radio, significava che… e ti faceva sentire un po’ più alto ed importante.
Fummo a modo nostro significanti e impavidi. Ci si aspettava che da un momento all’altro arrivassero i Carabinieri a chiuderci per illegalità che non sapevamo, ma ci rincuorava sapere che eravamo, almeno ‘sta volta, fuori legge nel senso buono: poiché facevamo qualcosa che la legge non contemplava.
L’altra cosa che ricordo benissimo (?) fu la nascita del “Notiziario delle 13.00”. Nacque così: trovavo un volantino che annunciava una riunione o un’iniziativa culturale, e lo leggevo da cima a fondo con gli orari e tutto. Poi il giorno dopo raccontavo com’era andata e quanta gente c’era andata. Leggevo del prossimo evento e il giorno dopo raccontavo dei pareri dei partecipanti. Poi, aggiunsi i titoli dei film in programmazione che leggevo direttamente dal Gazzettino. E così mi ritrovai a fare un notiziario che raccontava cose che il Giornale del Veneto mai avrebbe potuto annunciare perché troppo di quartiere. Coprimmo insomma un buco, un bisogno di far circolare le idee minime, e di rendere protagonisti giornalieri persone che diversamente non lo sarebbero state mai.
Un altro salto importante ce lo fece fare il terremoto del Friuli. Il primo salto fu quello dalla sedia della redazione in viale Oberdan che tremava, e tremarono le gambe in fuga giù da quelle scale vecchie che avrebbero potuto crollare su di noi e farci tacer per sempre. Le risalimmo presto spinti dall’urgenza della notizia da diffondere in tempo reale. Telefonammo alla stazione dei vigili del fuoco che ci diede due informazioni contrastanti: “solo pochi crolli in Friuli”, e “da Bologna è partita una colonna di mezzi di soccorso”. Qui nacque il cronista investigatore, quello che vuol dare la verità a tutti… Ma eravamo troppo piccoli per un Friuli troppo lontano ed in ginocchio.
Ma cercavamo il colpaccio, qualcosa che potesse consacrare la nostra esistenza come patrimonio del tessuto stesso della Marca Trevigiana. L’occasione non tardò ad arrivare quando qualcuno telefonò concitato in redazione: in Piazza dei Signori ad una dimostrazione contro non so chè, s’erano schierati i Celerini da Padova, quelli cattivi cattivi. Fiutai subito l’opportunità, mandai un giovane eroe armato di microfono e gettoni del telefono, e “mi raccomando, chiama che facciamo la diretta degli scontri in Piazza”. Il nostro eroe finì pestato e davvero malconcio, ma con quell’eroica diretta dal fronte avevamo sfondato il muro del tempo! Mi dispiace per lui, e per i Celerini, ma fu un successone (!). L’era della notizia spettacolo in diretta aveva annunciato la sua entrata trionfale anche a Treviso.
La parte più divertente di Radio Treviso 103 era sicuramente quella musicale. Di questa ricordo soprattutto la stima che avevo per questi esperti di musiche introvabili, e il piacere di poterli ospitare. Era musica che faceva bene, allietava gli animi, sdrammatizzava i tragediofili e smussava i rancori.
Radio Treviso 103, un’avventura divertente che aveva la forza delle cose che nascono.
Sono contento di aver fatto la mia parte.
Attilio Piazza

PS. Sono d’accordo con Anna che Guido Barbieri (tutt’oggi a RAI 3) potrebbe essere un personaggio interessante da intervistare.

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