Nicolò Carosio

NICOLO’ CAROSIO: L’UOMO DI “RETE, ANZI, QUASI RETE”

di Massimo Emanuelli

nicolo' carosio b.n

Il 27 settembre 1984 moriva a Milano Nicolò Carosio, in occasione del ventitresimo anniversario della scomparsa del grande radiocronista noi di Storiaradiotv  abbiamo deciso di ricordarlo. Carosio, grande radiocronista dell’Eiar, prima, e della Rai, poi, andato in pensione e dimenticato dalla Rai, negli anni ’70 collaborò con Teleadriatca, storica emittente via cavo, quindi con l’emittente radiofonica Radio Palermo Centrale, effettuando le radiocronache del Palermo, allora in serie B. Poi lavorò in un’emittente televisiva privata siciliana.

Nicolò Carosio nacque a Palermo il 15 marzo 1907 da padre genovese funzionario di dogana e da madre inglese, Josy Holland, pianista. Dalla madre Nicolò ereditò la passione inglese per il calcio, il tratto signorile di stampo anglosassone e la predisposizione per la conoscenza della lingue, dal padre ereditò invece il gusto per le trasferte. I continui trasferimenti di sede a causa del lavoro del padre fecero fare al giovane Nicolò un giro d’Italia: Palermo, Domodossola, La Spezia, Torino, Genova, Venezia, e quindi a Milano.

Studi liceali dai Salesiani a Torino (dove organizza tornei di calcio fra le classi), a Genova inizia a fare il giornalista occupandosi di pugilato per Il giornale di Genova e per Il telegrafo di Livorno, intanto lavora alla Shell come impiegato, è quella la professione che gli permette di mantenersi gli studi, si laurea infatti in giurisprudenza a Venezia. A Milano Carosio arrivò verso la fine degli anni ’20, e si impiega come consulente legale, paga 700 lire al mese, molto buona per quei tempi. Nel 1931, durante un soggiorno inglese con la madre, la folgorazione: incontra Herbert Chapman, il celebre allenatore dell’Arsenal inventore del “sistema”, lo ascoltò alla radio commentare in diretta le partite ed ebbe l’idea: perché non farlo anche lui in Italia?  Fino a quel momento infatti nel nostro paese le partire venivano raccontate a posteriori. Tornato in Italia si esercita nel retrobottega di un piccolo negozio di radiofonica, all’inizio del 1932 scrive all’Eiar (antenato della Rai), proponendo la radiocronaca in diretta di una partita di calcio. L’Eiar il 25 marzo 1928 aveva effettuato la prima radiocronaca (Italia-Ungheria in occasione dell’inaugurazione dello stadio Flaminio di Roma, radiocronista il giornalista Giuseppe Sabelli Fioretti), ma la radiocronaca era solo differita.

carosio fotoIl 27 aprile 1932 Carosio riceve un telegramma: “disposti accettare sua offerta preghiamola confermare telegrafo suo venuta 1 maggio Torino, rimborso lire 250 totali. Cordialità”. Carosio stesso, anni dopo, aveva ricordato come era andata: “mi dissero <mostri quello che sa fare>. Mi inventai una partita fra Juventus e Bologna con molte reti e molto movimento, ho parlato per un quarto d’ora senza fermarmi, non pensavo piĂą a niente, ero soltanto con la partita di calcio. Dopo due domeniche mi invitarono a provare a circuito chiuso in Via Arsenale 21, poi feci un’altra prova sempre a circuito chiuso. Non ho scordato l’elogio del direttore generale Chiodelli: <Bene, bene, giovanotto, ne ha di voce lei>. Inizia “legato” per l’emozione, poi si scioglie e per quasi quarant’anni non lo fermerĂ  piĂą nessuno. Da quel momento non mi fermai più…” Da questo momento la biografia di Carosio, Nick per gli amici, scorre parallela a quella dello sviluppo della radio in Italia, la prima radiocronaca intera in diretta fu un derby Juventus-Torino del 1932, l’esordio per la nazionale il giorno di capodanno del 1933, Italia-Germania al Vittoriale di Bologna, risultato finale 3 a 1.  Le sue cronache sono palpitanti, trascinanti. Una partita può essere scialba, il suo lavoro mai. Anche nell’incontro piĂą sbiadito mette passione e calore, come se partecipasse al gioco. Non abbandona mai il posto di combattimento e, se è il caso, improvvisa una partita virtuale “colorando” quella reale. Carosio fu la prima inconfondibile voce del calcio, l’inventore di un nuovo linguaggio poichĂ© essendo all’epoca la terminologia tutta di origine britannica ed avendo il fascismo bandito le espressioni in lingua inglese, dovette trasformare hands in “mani”, goal in “rete”, corner in “angolo”, cross in “traversone”. Carosio è scrupoloso e professionale, assistito da un ricco e duttile taccuino, ma, quando il gioco si fa duro, dimentica l’aplomb britannico e s’improvvisa ultrĂ  dando vita a uno spettacolo nello spettacolo, sempre intenso e vivo nelle 3.500 partite, una piĂą una meno, commentate nella sua carriera. Negli anni ’30 e ’40 bastava girare la manopola della radio e immaginare subito di essere in uno stadio lontano: “E’ Nicolò Carosio che vi parla”, “Amici italiani in ascolto qui è Nicolò Carosio che vi parla e vi saluta”, erano il biglietto per entrare. Carosio insieme a Nunzio Filogamo, fu il massimo divulgatore delle potenzialitĂ  comunicative connesse alla radiofonia, l’informazione e l’intrattenimento. La voce di Carosio, calda e leggermente roca, con una dizione perfetta, un’intonazione professionale, era una delle piĂą note in Italia. Eppure si trovava a lavorare in condizioni proibitive: la sua “postazione radiofonica” era quasi sempre a bordo campo, con apparecchi spesso recalcitanti spesso a concedergli la linea, esposti com’erano alle interperie e magari alle interperanze della gente. Il primo campionato mondiale di calcio (Coppa Rimet) vinto dall’Italia nel 1934, lo consacrò radiocronista principe, anche grazie all’aura conferitagli dal trionfo azzurro.  Una popolaritĂ  personale che la nuova vittoria ai mondiali del 1938 avrebbe confermato e reso piĂą matura. Caratteristico di Carosio fu uno stile radiofonico che avrebbe trovato poi molti imitatori:  linguaggio preciso ma spesso un po’ ricercato e ricco di espressioni decisamente letterarie, voce suadente, di tono generalmente pacato e di volume non troppo alto, si da farne percepire il timbro (gradevole), uso attento delle pause.  Stile che Carosio applicò anche al di fuori dell’ambiente strettamente calcistico: fu infatti chiamato dall’Eiar piĂą volte a prestare la carosio altra fotosua voce a cronache di altro tipo (e fu una delle voci-volti della televisione sperimentale che avviò le trasmissioni nel 1938 da Roma-Monte Mario), anche se non gli vennero affidate trasmissioni politiche in senso stretto.   Ciò fu la sua fortuna poichĂ© nel dopoguerra, quando imperversò l’epurazione, Carosio mantenne il proprio ruolo di radiocronista sportivo con larghissimo seguito, anche grazie alla crescente popolaritĂ  del calcio e della radio.

Cronista principe delle partite internazionali, ma anche voce privilegiata delle piĂą importanti partite del campionato.“Rete!, Quasi rete!!”, un ossimoro fulminante da lui inventato, l’inesorabile e meravigliosa sintesi di qualcosa che non esiste. Al primo grido, trionfale, talvolta seguiva il secondo per correggere l’abbaglio. Carosio fu indubbiamente un personaggio, un uomo (“Nick and soda”) che festeggiava una vittoria italiana nel freddo dei campi del Nord con un “wiskaccio” in compagnia.Fu il gaffeur del commento sulla difesa invalicabile pronunciato un attimo prima che incassi il gol beffa al novantesimo.

I “quasi rete” di Nccolò Carosio diventarono celebri e crearono un’infinità di polemiche fra i tifosi. C’era, infatti, chi se la prendeva con il radiocronista pasticcione che rovesciava sugli ascoltatori una doccia fredda dopo averli illusi e chi, invece, più sportivamente, accoglieva la smentita come un augurio o un regalo sia pure destinato a dissolversi in pochi secondi.  In certe occasioni, il “quasi rete, palo, no: quasi rete”, “la sfera fa la barba al palo”, “basta con le giorgine” (rivolto ai giocatori che tiravano indietro la gamba) rendeva bene l’idea di un’azione così ben congegnata da sfiorare il successo. Ma, se proprio si trattava di un granchio, tutti erano pronti a far credito a Carosio della buona fede perché si lasciava trascinare dalla passione e dall’entusiasmo, cause prime dell’errore. In tempi in cui la televisione era di là da venire, voleva dare al pubblico – come diceva – “un po’ d’immagine” e, quindi, trasmettere le emozioni che lui stesso provava rincorrendo con l’occhio e con la voce i giocatori in campo. Perché era il primo dei tifosi, quasi vestisse la ventitresima maglia, e questo gli consentiva di anticipare le domande che gli ascoltatori, da casa, avrebbero voluto porgli, e guidare, seduta stante, le risposte.

Anche nel dopoguerra Carosio racconta il calcio agli italiani, nel 1949 scampa alla tragedia di Superga per puro caso: “dovevo partire con la squadra, avevo già consegnato il passaporto alle Autorità, rinunciai all’ultimo momento in seguito alle insistenze di mia moglie per essere presente alla Cresima di mio figlio. Al mio posto salì sull’aereo Renato Tosatti, giornalista della Gazzetta del Popolo, uno scrittore pieno di humor, fu lui in pratica a morire al mio posto”.

Nel 1952 alla Fiera di Milano iniziano alcune sperimentazioni di trasmissioni televisive, il piccolo schermo avrebbe esordito ufficialmente l’1 gennaio 1954, Carosio è il naturale candidato per le telecronache, ma qualche maligno afferma che l’avvento della tv sarebbe stato per Carosio la fine, perchĂ© i suoi bluff sarebbero stati mascherati.  Ma la tv non guastò Carosio che le si adattò subito e che diventò il maggior cronista di calcio televisivo, l’esordio il 24 gennaio 1954 con un Italia-Egitto. Carosio dunque tenne a battesimo anche la tv, sportivamente parlando, l’unico suo cruccio fu quello di non avere potuto sostituire Mike Bongiorno nella conduzione di Lascia o raddoppia, come ha confidato ad anni di distanza lo stesso Mike Bongiorno.  Viso ossuto, calvizie pronunciata, baffetti alla Zorro, immancabile Borsalino e impermeabile stropicciato alla Marlowe, Carosio è stato la colonna sonora del calcio italiano.  L’arte di stare al microfono suggestionando il pubblico viene solo in minima parte intaccata dalla tv. Il Carosio degli anni Sessanta è televisivo, con la voce sobria ed elegante ma anche calda e passionale, il modo di raccontare che a volte si limita a una solenne sillabazione, a una pura enunciazione di nomi, per non interferire nelle emozioni. Tutte le grandi squadre e i campioni dell’epoca passano dal suo microfono. Ci conduce in giro per il mondo anche con la tv. La sua voce è un appuntamento fisso il mercoledì sera con la Coppa dei campioni e, anno dopo anno, con la Nazionale. Milan, Inter, Real Madrid, Benfica, Wembley, il Prater, Manchester, Glasgow, le battaglie della Coppe intercontinentali lo vedono protagonista assoluto.  Anche attraverso la tv alcune espressioni di Carosio rimasero proverbiali: “Rivera, alzarsi e camminare”, oppure, rivolto a un massaggiatore, carosio album sorrisi“spugna”, persino le espressioni retoriche si annacquarono con l’andar del tempo, senza tuttavia perdere quell’impronta di patriottismo che durante le partite della Nazionale erano una sorta di marchio di fabbrica. Nonostante i difficili rapporti tenuti dal “burbero” Nick con la Rai del palazzo di Ettore Bernabei (lo avevano sempre utilizzato come collaboratore e non come dipendente), Carosio fu comunque il telecronista di tutte le partite di calcio piĂą importanti e di quelle della nazionale, fino al 1970, per tantissimo tempo si è erroneamente creduto che Carosio fu allontanato dalle radiocronache dei Mondiali che si svolgevano in Messico. Per anni si spiegò che fu l’amore di patria a farlo scivolare: nel corso di Italia-Israele, Carosio non fu tenero con il guardalinee etiope che aveva segnalato un fuorigioco inesistente dell’Italia: “cosa fa quel negraccio?”  Le proteste dell’ambasciata etiope a Roma furono il pretesto per la Rai per emarginare Carosio, ma recentemente questa leggenda metropolitana è stata sfatata da Pino Frisoli e Massimo De Luca.

Carosio realizzò anche un Carosello, UNA PAGINA DEL CALCIO ITALIANO presentando la partita Milan-Benfica ed altri incontri di calcio reclamizzava il Cinturato Pirelli. Durante gli anni ’70 il silenzio, dopo che la sua voce era entrata nei decenni precedenti nell’immaginario collettivo, quel che è certo è che Carosio, personaggio pirotecnico, ma uomo schivo, non inserito nei giochi di potere della Rai, dopo un’irripetibile carriera, scivola su una buccia di banana, fu la prima vittima televisiva del “politicamente corretto”. Carosio riprese a lavorare grazie ad una delle prime emittenti via cavo nate in Italia: Teleadriatca, di Pescara; quindi collaborò con una delle prime radio private nate in Sicilia nel 1976: Radio Palermo Centrale, emittente per la quale effettuò le radiocronache del Palermo Calcio, alla fine del decennio fece qualche apparizione presso un tv privata siciliana, Carosio non si rassegnò ad essere messo da parte a livello nazionale, anche se si rendeva conto che la sua stagione era finita. Il suo malinconico addio avvenne nella sua casa milanese in zona Porta Romana, il 27 settembre 1984, proprio nell’anno del sessantennale della radio. I suoi funerali si svolsero di sabato alla presenza, per sua espressa volontĂ , soltanto dei famigliari e dei suoi amici piĂą intimi. Il giorno dopo, domenica, su tutti i campi di calcio il pubblico restò in silenzio per un minuto. La morte di Carosio suscitò scarsi commenti allora e anche dopo, il Comune di Palermo gli ha dedicato nel 2000 una targa nello stadio La Favorita di Palermo, ma Milano, cittĂ  nella quale risiedette per cinquant’anni pare essersene dimenticata

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