Giuliana Pedroli

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Giuliana Perdroli nasce a Rho, in provincia di Milano, il 24 giugno 1951.

“Nel segno del cancro, nel pieno dell’estate… e pensare che non amo nè l’estate nè il mare.

Giuliana frequenta le scuole superiori a Milano, poi si iscrive all’Università Cattolica del Sacro Cuore, dove consegue la laurea in lettere moderne con una tesi dal titolo L’immigrazione come problema di organizzazione territoriale a Rho. 

“Una ricerca ambientata negli anni d’oro dell’immigrazione dal Sud verso l’hinterland milanese, documentata con tanto di fotografie, che è poi risultata essere una pubblicazione unica della zona, tant’è che è a disposizione nelle nostre biblioteche per chi dovesse averne bisogno per studi o ricerche”.

Quale è il suo primo ricordo radiofonico?

Radio Montecarlo, le voci di Jocylen, Luisella Berrino, Awanaghana. Le loro trasmissioni mi tenevano legata all’apparecchio, ad ogni ora. Erano i pionieri delle nostre trasmissioni. In fondo loro sono stati i nostri maestri e li abbiamo presi ad esempio quasi tutti”

Quale è il suo primo ricordo televisivo?

“La tv in casa mia c’è stata quasi subito, ricordo le annunciatrici che ammiravo (segno premonitore?), i giochi, Mario Riva, Mike Bongiorno. Sono vecchia eh? Si sente, ma ricordo bene anche il Festival di Sanremo e i commenti agli abiti delle signore”.

Come è arrivata al mondo della radio?

“La prima volta che ho ascoltato una radio ‘libera’, una volta si chiamavano così, è stato nel 1976: insegnavo e non amavo quel lavoro. Un pomeriggio accendo la radio, sento una certa Radio Reporter di Rho, trasmetteva una giovane ragazza e mi chiedo: ‘ma cosa sa fare più di me questa ragazza, non saprei farlo anch’io?’ Immediatamente e incoscientemente chiamo il numero che serviva forse per le dediche e chi mi risponde dall’altro capo del telefono mi dice: ‘vieni qui e domani ne parliamo’. L’indomani con la mia bicicletta Graziella attraverso la città e mi ritrovo al primo piano di una vecchia cascina e ad aprirmi un volto famigliare. Era Leonardo Re Cecconi, amico di vecchia data, poichè abitavamo vicini e condividevamo, al tempo della scuola, il percorso verso la stazione ferroviaria ogni mattina. ‘Ma sei proprio tu?’ ci siamo detti a vicenda. Comunque il giorno successivo, grazie al fatto che la suddetta ragazza sarebbe partita per le vacanze, erano i primi di luglio, iniziai a trasmettere l’Aperitivo Musicale alle 11,00. E’ stato subito come sentirmi a casa, era la cosa più naturale del mondo per me parlare ad un microfono, ascoltare la musica, chiacchierare con gli ascoltatori, e posso proprio dire che la mia vera vita è iniziata li ed è durata 33 anni sempre e solo con Radio Reporter, un grande amore di cui sono profondamente orgogliosa. Nel corso di tutta la mia vita radiofonica mi sono sempre stati affidati e solo i programmi del mattino: i famosi contenitori, pieni davvero di un sacco di cose, argomenti, ospiti, musica. GIULIANA PEDROLIDa L’aperitivo musicale a il Millepiedi, al Mattino di Giuliana, a Casa Reporter, con cui ho chiuso nel 2009. E’ stato un continuo imparare, conoscere, studiare gli argomenti più diversi; posso dire che la mia preparazione si arricchiva ad ogni puntata, ad ogni incontro. Ringrazio di cuore tutti, ma proprio tutti gli ospiti che ho incontrato e con cui ho lavorato, con molti è nata un’amicizia che dura ancora oggi, perchè condividere settimanalmente esperienze arricchenti lega molto le persone. Se la maggior parte dei miei ospiti sono sempre venuti in studio in diretta, con il passare degli anni e con l’uso di tecnologie sempre più raffinate, alcuni sono ospiti che non ho mai incontrato personalmente, pur lavorando con loro per settimane, mesi, anni.  Sono quelli che intervistavo al telefono, che tenevano rubriche nelle quali ognuno di loro si metteva a disposizione degli ascoltatori per risolvere i loro problemi, che potevano essere dell’argomento più vario. Abbiamo trattato di medicina, ma anche di psicologia, legge, botanica, grafologia, veterinaria, turismo, curiosità varie e tempo libero. Insomma di tutto un pò, ed è stato bello trattare ogni cosa. Anche se la cosa più bella che la radio ti dà, è l’affetto del pubblico, è il rapporto speciale che si instaura fra chi è dall’una e dall’altra parte del microfono. Senza filtri, senza pregiudizi, senza rete. La radio è spontaneità, sei scoperto davanti al pubblico, anche se non ti  vede. Almeno questo è quello che è successo a me.”

Quali sono i tuoi cantanti preferiti?

“Ho sempre amato la musica italiana, Eros Ramazzotti, Fabio Concato. Tra gli stranieri N.Bolton, i Beatles. Ma la musica mi ha sempre fatto compagnia, tutta intera.”

Nel 1977 parte anche l’avventura di Telereporter e Giuliana alterna radio e televisione.

“Appena è nata la tv mi è stato affidato un programma per i bambini, la lettura di alcune favole, poi sono stata ‘promossa’ annunciatrice dei programmi della sera e quindi conduttrice dei telegiornale, sono diventata giornalista e quindi direttore responsabile della testata giornalistica di Telereporter.  A questo punto abbiamo trasferito in televisione i programmi di informazione che tenevo in radio, le varie rubriche, a volte con gli stessi ospiti e a volte con volti nuovi.  Per Telereporter ho condotto di tutto: informazione, programmi sportivi, tg, giochi, programmi di cucina. Ricordo una registrazione fatta in uno studio dentistico per documentare un intervento chirurgico di cui avremmo dovuto parlare e mostrare poi nella nostra rubrica medica. Dopo qualche minuto di ripresa, vedemmo la telecamera scivolare verso l’alto, e diventare tutto buio. Cosa era successo? Il cameraman, non proprio coraggioso, alla vista del sangue era svenuto!!!”

E come annunciatrice hai anche vinto un Telegatto di Tv Sorrisi e Canzoni. Come mai la decisione di lasciare la tv?

“Nel 1987 Telereporter cambia proprietà si sono scissi, ad ognuno di noi è stato chiesto dove avrebbe preferito andare. Scelsi la radio, proprio perchè sapevo che mi avrebbe dato soddisfazioni ed emozioni più forti, anche se economicamente non sarebbe stata la stessa cosa. La tv ha sempre pagato di più ma la radio è tutta un’altra cosa. Sono anche rimasta per oltre venticinque anni direttore di Radio Reporter.

“Quali sono state le radio concorrenti che ascoltavi?

“Se fai radio hai poco tempo per ascoltare altro, o forse a me non interessava altro, non so. Oltre alla mattinata di diretta io mi portavo a casa ore ed ore di preparazione dei programmi, non avendo avuto mai alle spalle una redazione o un aiuto. Una volta si faceva tutto da soli e per quanto mi riguarda è sempre stato così. Anche perchè io amavo molto il lavoro che c’è dietro le quinte, i contatti, le ricerche, lo studio, l’organizzazione. Mi dicevano sempre che facevo il lavoro di tre o quattro persone, ma era bello così. L’unica radio che ho ascoltato spesso ed attualmente ascolto è Radio 24 perchè rispecchia il modo di fare di fare radio, al servizio dell’ascoltatore. Ci sarei andata volentieri, via da Reporter,  ma non mi hanno mai cercato.”

Quali colleghi stimavi?

“Fin dall’inizio il rapporto che si è instaurato fra i colleghi, parlo della radio, è stato quello che c’è in una famiglia, perchè eravamo veramente una famiglia. Eravamo in quattro o cinque; non c’erano invidie perchè ognuno aveva i suoi spazi, i suoi programmi, il suo pubblico. Uscivamo periodicamente a cena ed eravamo affiatati. Poi i primi nuovi inserimenti hanno un pò offuscato questa atmosfera, ma la radio che si respirava in radio ha sempre stupito gli esterni che ci venivano a a trovare. Mentre in tutte le radio c’era chi voleva fare le scarpe all’altro, ci chiedevano (discografici, pubblicitari), se eravamo finti o meno, perchè sembrava impossibile. Molti di noi sono amici anche ora”.

Cosa ne pensi del fenomeno delle web radio? Possono essere considerate come le radio libere degli anni ’70?

“Ne penso bene se le considero un’opportunità di lavoro per i giovani, i musicisti, per chi altro non ha a disposizione. Io non ne conosco molte, ma quelle che ho conosciuto mi sono piaciute. Penso però che sia un pò come il giornale on line, lo leggi se serve, ma il quotidiano in carta è tutta un’altra cosa!”

Cosa avevano le radio pionieristiche degli anni ’70 che manca alle radio di oggi?

“Certamente lo spirito di sacrificio che ora non c’è più, che insieme alla grande passione che stava nascendo riusciva a caricare i giovani a tal punto di lavorare con entusiasmo sia davanti che dietro ai microfoni. Ognuno, pur di stare li, in radio, insieme a tutti gli altri dopo il lavoro o la scuola, anche a notte fonda, faceva un pò di tutto, trasmetteva certo, ma rispondeva anche al telefono, contattava il pubblico, gli ospiti… andava a prendere i caffè. Cosa che col tempo ed il successo è sparita: ho avuto, negli anni, colleghi che si rifiutavano anche di sostituire un collega al centralino, perchè erano dj!!!

E che cosa hanno invece le radio di oggi che mancava invece alle emittenti pionieristiche?

“Tanta tecnologia, tanti accorgimenti che aiutano a lavorare in modo sempre più sofisticato, ma anche tanti soldi, che noi non abbiamo visto per molto tempo.”

Cosa ne pensi di storiaradiotv?

“Tutto il bene possibile. E’ un buon lavoro, faticoso anche, perchè fatto di ricerca continua. E’ anche un’ottima idea, perchè ricordare quello che è stato il nostro passato è certamente quello che serve e fa bene al cuore. Auguro a storiaradiotv sempre più consensi. Fa bene a tutti gli appassionati tornare alla storia, alle radici di questo grande mondo della radio. Anche su facebook abbiamo la pagina creata dagli ascoltatori ed è bello rileggere e trovare la nostra storia e l’affetto che ci lega alla gente. Pensa che ho ancora, dopo anni, un rapporto stretto con molti ascoltatori, i quali sperano sempre in un ritorno.”

Cosa fa oggi Giuliana Pedroli?

“Dopo la radio mi sono dedicata alla carta stampata, mi hanno coinvolto in progetti che mi sono piaciuti ed ho accettato subito. Scrivere è una cosa che ho sempre amato: molti amici che mi conoscono bene, insistono perchè scriva un libro sulla nostra radio. Io dico di no; so che avrei il sostegno e l’affetto, oltre che la collaborazione di moltissimi, vedremo, grazie alla mia pigrizia per ora tengo duro.”

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