Radio Lecce Giovane

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L’emittente nasce l’1 marzo 1975 per iniziativa di un gruppo di amici fra i quali vi sono Pino Crivellino, Maurizio Meo e Carlo Sozzo. E’ la prima radio libere di Lecce, irradia i suoi programmi dai 103 MHz. e viene pubblicizzata attraverso una locandina che annuncia alla cittĂ  l’inizio delle trasmissioni.  La sede è in un appartamento al settimo piano in via Antonietta De Pace, Radio Lecce Giovane inizialmente trasmette in monofonia con un trasmettitore militare di 50 watt di un vecchio carroarmato comprato al mercatino di Livorno e con la collaborazione di un commerciante locale che in cambio di pubblicitĂ  radiofonica gratuita (a vita) fornisce tutte le apparecchiature di bassa frequenza (stereo, piatti-giradischi, registratori a bobina, mixer, ed altro).  Il primo brano mandato in onda è Un giorno credi di Edoardo Bennato, fra i collaboratori ci sono Antonio Bartolomucci, Carlo Sozzo, Carlo Serafini, Pino Crivellini, Marcello Favale, Vito Cianfano, Maurizio Meo, Leonardo Sabino, Mauro Rucco. Musica e informazione, soprattutto sportiva, fanno la fortuna dell’emittente. Radio Lecce Giovane infatti riesce a fare le prime radiocronache delle partite del Lecce, allora in serie C. E che cronache: nello stadio di via del Mare le radio non entravano, in pratica erano oggetti non identificati, e allora Antonio Bartolomucci e Marcello Favale ebbero l’idea del balcone. Da un appartamento della zona 167 il radiocronista raccontava i gol di Cannito, Pezzella, Miceli e gli altri.  In radio ci sono Marcello Favale (ora a Rai 3) che cura tutta l’informazione della rassegna stampa mattutina dando anche spazio alla cronaca locale con appuntamenti alle 14 e alla sera intorno alle 19, Antonio Bartolomucci (attuale cronista sportivo di Mediaset), Giovanni Capodicasa all’inizio (1977) dj,  poi al notiziario, Francesco Memola con la trasmissione “Lo zucchino d’oro”.   “La radio – ricorda Marcello Favale – nacque come idea nella pizzeria Rosetta, in viale Otranto, con Pino Crivellini che ne era l’anima. La studio era in via Antonietta De Pace. Si voleva emulare Arbore e Boncompagni (con Bandiera gialla prima e l’Altra domenica negli stessi anni) e si affacciava per me la possibilitĂ  di fare informazione radiofonica. Questa radio nacque con un trasmettitore Collins residuato di un carro armato americano, comprato a Livorno, e ritarato per le esigenze della radio. Il Lecce era in serie C. In un clima di proibizionismo da parte delle societĂ  calcistiche, ci inventavamo di tutto per la cronaca calcistica: con appostamenti da un campanile di una chiesa vicino allo stadio con il cannocchiale, improponibili accrocchi e prolunghe di 50 metri o cercando di carpire la buona fede di qualcuno che abitava nei pressi degli stadi per guardare dall’alto di un balcone.”. “Ricordo con piacere – gli fa eco Antonio Bartolomucci – uno speciale per un 1° maggio durante il quale, provvisto di registratore andavo a sentire i sindacalisti, e tornavo dalla cassetta inframmezzavo canzoni alle interviste. Ma una radiocronaca nel maggio del 1975, a Messina, stadio celeste, Messina-Lecce finale 1 a 1, coincise con il mio esordio in diretta. Con tanto di telefono da un balcone di una casa che si affacciava sul terreno e dal quale riuscii a fare il resoconto di quella che fu la gara della promozione in serie B, dopo almeno quarant’anni di purgatorio in C per i giallorossi”.   La radio nonostante i pochi mezzi a disposizione è seguita, fa tendenza anche politica e in contemporanea ad un comizio della estrema destra manda in onda un concerto delle Inti Illimani registrato allo stadio di Lecce. Fra gli altri collaboratori dell’emittente si ricordano:    Nel corso della sua brave vita Radio Lecce Giovani trasferisce la propria sede prima in via Corrado Giacquinto, poi nel sottoscala di via Marco Basseo (alle spalle del Duomo). Durante una diretta notturna Radio Lecce Giovani è vittima di un attentato ad opera di un vicino che irrompe in radio con un fucile. Un incendio la devasta in pochi minuti. Tanto il dolore e la distruzione che nessuno ha il coraggio di riaccendere l’interruttore.

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