Matteo Fernando Gildone (Zio Teo)

Matteo Fernando Gildone (Zio Teo)

DA RADIO MLANO PALMANOVA ALLA TAZZINETTA BENEFICA

di Massimo Emanuelli

gildone ZIO TEO 1985 RADIO PALMANOVA ONDA RADIO

MATTEO FERNANDO GILDONE ZIO TEO IN UNA FOTOGRAFIA DEGLI ANNI ’80

Matteo Fernando Gildone nasce il 15 giugno 1948 a Torremagiore, cittadina dell’entroterra del Gargano, fra le più importanti per la produzione di olio, vino, grano e pomodori.  Negli anni ’60 arriva a Milano e si impiega presso una delle più importanti aziende irizzate, per molti anni collabora con alcuni studi legali in qualità di vertenziere per la difesa dei diritti dei lavoratori. Contemporaneamente lavora molto nel mondo dello spettacolo come presentatore ed animatore, e per non annoiarsi pratica molte discipline sportive anche a livello agonistico, fra le quali atletica leggera, pugilato e Akido per parecchi anni. All’inizio degli anni ’70 balena in Gildone l’idea di fondare una radio. “L’idea nacque da più motivi. Innanzitutto potere disporre di un mezzo di comunicazione al fine di denunciare i problemi sociali che affliggevano le persone e che nessuno, soprattutto i politici o gli Enti preposti, si degnavano di risolvere. Poi vi era l’ambizione di sfidare la Rai con nuovi programmi che fossero più vicini alla gente e che la facesse sentire protagonista.  E infine per dare la possibilità a molti giovani di esprimere la propria bravura nei più svariati settori, dal mondo dello spettacolo a quello della cultura.”

Nel 1974 Gildone da vita a Radio Milano Palmanova, storica emittente milanese ed italiana (dopo Radio Bologna fu la prima a trasmettere in Italia, anticipando Radio Parma e Radio Milano International). Dal 1974 al 1998 la sua vita è stata a Radio Milano Palmanova, fino alla sofferta decisione di chiudere l’emittente.

Gildone è stato l’anima della radio e in tutti gli anni della sua esistenza ha continuato a lavorare in azienda, chi gli è stato al fianco come collaboratore e amico si è sempre posto la domanda: come potesse Teo riposare solo quattro ore al giorno e non sentire mai sintomi di stanchezza: “Sono certo che non è per meriti personali, bensì di doni del buon Dio, e, soprattutto, la fortuna di avere svolto attività consone al proprio ego, oltre a piacerti e a farti sentire meno la stanchezza, queste attività riescono anche a farti divertire”.

Gildone non ama rievocare i tempi di Radio Milano Palmanova, ha fatto un’eccezione dandomi la possibilità di ricostruire la storia della radio in un altro link, ma, come si suol dire, “la lingua batte dove il dente duole”, un po’ provocato da me, Gildone inizia da tale esperienza: hai qualche rimpianto, Teo? “Per circa due anni non ho più messo piede nei locali dove era ubicata l’emittente. Sai, venticinque anni di lavoro sodo, con tutte le soddisfazioni di questo mondo e con tutti i traguardi raggiunti, con tutte le programmazioni create, studiate e ammanite, le centinaia di manifestazioni canore e spettacoli realizzate anche a livello nazionale con i più noti personaggi del mondo dello spettacolo e della cultura, che spesso erano riprese da emittenti televisive, non si possono buttare via come se niente fosse o chiudere in un vecchio armadio nel solaio e buttare via la chiave. Per non parlare della malinconia che ti prende, spesso nostalgica e rabbiosa nello stesso tempo, ogni qualvolta ascolti programmi in radio o vedi programmi televisivi, che rispecchiano pari pari quelli creati 10-15-20 anni fa e che ora tutti vantano come novità tirate fuori dal cilindro della propria inventiva, della propria creatività ed intelligenza. Altro che rimpianto, bisogna parlare di rimpianto-rabbia. La nota più dolente è l’amarezza che ho provato, dopo qualche mese dalla chiusura dell’emittente allorquando ho dovuto constatare che molti direttori di emittenti, amici e colleghi di un tempo che spesso mi chiedevano aiuto o comunque qualche supporto, si sono letteralmente eclissati forse per timore di doverti dire, anche se solo per formalità: sai la mia emittente è pronta ad ospitarti per non lasciarti di colpo senza quello strumento chiamato microfono che per uno stacanovista del mestiere viene anche definito droga per la vita.  Sono spariti tutti. Un giorno, uno di loro, amico leale, riconoscente per averlo introdotto nel mondo della radiofonia e dell’editoria, mi ha confidato il pensiero di coloro che di colpo hanno perso i miei recapiti telefonici:  sai si dice nell’ambiente: un personaggio di quel calibro non va solleticato, lasciamo le cose così come stanno, così avremo un amico-rivale in meno, tanto quello se la sa cavare da solo, anzi va tenuto d’occhio perché sicuramente si inventerà qualcosa per tornare alla ribalta. Hai capito? Non c’è voluto molto per stilare il coccodrillo (termine giornalistico di quando uno passa a miglior vita).”

L’altra passione della vita di Gildone, se si può usare quest’espressione, è la Tazzinetta Benefica, la più vecchia e longeva associazione di volontariato onlus (organizzazione non governativa di utilità sociale), dopo la Croce Rossa, che dal 1893 si occupa degli anziani e degli indigenti che vivono nella povertà e nella solitudine.

“Devo dire che da qualche anno l’associazione ha allargato il proprio raggio di assistenza verso le famiglie che per motivi contingenti, come la perdita di lavoro del capofamiglia, o per gravi problemi di salute, finiscono nel baratro della miseria e della disperazione. Così la Tazzinetta Benefica, pur vivendo solo col finanziamento dei propri soci e benefattori e con il ricavato di manifestazioni e spettacoli che organizza durante l’anno in proprio e/o con il patrocinio del Comune, riesce a distribuire un pacco mensile di derrate alimentari di prima necessità ai propri assistiti (oltre 540), farmaci da banco, vestiario, e in molti casi, in base alle proprie possibilità, aiuta a pagare le varie utenze. La manifestazione più importante che l’associazione organizza ogni anno da oltre 40 anni è la famosa storica Mostra Presepi in piazza Duomo diventata ormai un’istituzione per la città di Milano”.

Perché hai deciso di avvicinarti alla Tazzinetta?

“Sai, fin da ragazzo, ho sempre fatto del volontariato ed ho militato in associazioni di un certo tipo. Infatti ho iniziato da ragazzino a far parte dell’Asci (Associazione Scoutistica Cattolica Italiana), ho militato in molte associazioni come l’Avis, l’Aido, l’Anffas, ho collaborato con Esodus e con molte Croci di assistenza fino a fondarne una, poi un bel giorno fui contattato da un ascoltatore della mia emittente nonché socio e dirigente della Tazzinetta Benefica che mi propose di entrare a far parte dell’associazione. Dopo un anno venni eletto nel Consiglio Direttivo che a sua volta mi elesse Presidente. Così da circa nove anni ricopro detta carica (questo è il quarto mandato) e, devo dire che più stai a contatto con chi vive nella sofferenza, più senti il dovere morale di darci dentro sempre di più. Senti non solo il dovere di fare ciò che fai, bensì diventi un tuttuno con chi ha bisogno, e ti accorgi che nella vita tu sei fortunato, uno che ha avuto e, al di la del tuo credo religioso o laico che sia, ti accorgi di avere il dovere e l’obbligo morale di donare un po’ di carità cristiana a chi vive nella sofferenza, nella povertà e spesso nella solitudine”

Che cosa ti ha dato questa esperienza?

“Ciò che mi ha dato è indescrivibile, bisogna provarlo per capirlo. Soprattutto ha fatto scattare un meccanismo di crescita interna ed un modo diverso di concepire la vita. Ogni giorno mi convinco sempre di più di essere un fortunato, un graziato. Mi sento un uomo felice!”

Si può equiparare la carità alla generosità?

“Sono due cose simili, ma diverse, che, se coniugate insieme, si rafforzano entrambe. Infatti la carità, virtù teologa, secondo il precetto cristiano significa “elemosina quale modo efficace di dimostrare amore per il prossimo, mentre generosità significa magnanimità, magnificenza, prodigalità, abnegazione e signorilità, quindi se queste due virtù vengono messe insieme si rafforzano a vicenda e formano un connubio interessante”

C’è più carità oggi o ieri? Detto in altro modo: è cambiata la carità nelle diverse generazioni, e in che modo?

“Domanda da cento milioni di euro. Una volta, oltre alla consuete donazioni in denaro ed ai lasciti c’era anche più partecipazione. Oggi forse anche per il continuo proliferare di associazioni onlus (spesso anche dubbie ed una fotocopia dell’altra per svariati motivi che non voglio approfondire ora per questioni di spazio) è molto difficile reperire fondi a meno che non si ha la forza di andare spesso sugli organi di informazione o partecipare a talk-show televisivi, e anche in questo caso per andarci devi avere conoscenze e mezzi particolari. Quando la Tazzinetta Benefica riesce ad avere un po’ di spazio ciò lo si deve solo grazie alle conoscenze personali del sottoscritto e al fatto che qualcuno, passandosi la mano sulla coscienza, si accorge di non poter tralasciare o tenere fuori dalla porta un’associazione che da 112 anni di prodiga con abnegazione, amore e forte senso di responsabilità a favore dei ceti più deboli della società. A causa della recessione, del costante aumento del costo della vita specialmente da quando abbiamo adottato l’euro è molto difficile reperire non solo soldi, ma, cosa altrettanto importante, è difficilissimo trovare persone disposte a fare volontariato, insomma, è difficile tutto. Sembra che l’apatia sia in continuo crescendo e che spesso è meglio fare un’offerta piuttosto che impegnarsi personalmente con qualche ora di attivismo settimanale”.

Un’ultima domanda, un po’ impertinente. In base alla tua esperienza, l’adesione del mondo politico a questa sempre più pressante esigenza sociale, se c’è, è disinteressata, o no, oppure non si può generalizzare?

”Certamente non si può generalizzare perché le persone, grazie a Dio, non sono tutte uguali, e, anche fra i politici, ci sono persone per bene con alto senso morale. Ciò, però, non toglie che la stragrande maggioranza del mondo politico non è affatto disinteressata e spera sempre di avere un tornaconto come portafoglio di simpatie, quindi di voti. E’ innegabile che lo Stato ha bisogno delle associazioni di volontariato e di volontari, di coloro che si offrono di operare nel sociale in quanto da solo esso non può sopperire a tutto il fabbisogno del territorio, come è pur vero che il cittadino deve dare allo Stato il proprio contributo anche in tal senso in quanto il cittadino è lo Stato, e se lo Stato rappresenta la grande famiglia, i cittadini più deboli sono i fratelli più sfortunati che non si devono abbandonare. Ma ritornando alla sottigliezza della domanda sento il bisogno di uno sfogo che tanti vorrebbero fare ma non hanno il coraggio di fare: quante associazioni onlus fanno capo a partiti o a uomini politici? Quante di queste associazioni sono realmente organizzazioni di utilità sociale senza scopo di lucro o di interesse personale o addirittura privato o politico? Le associazioni di comodo o interesse quanto denaro pubblico riescono a sottrarre alle associazioni serie senza doppia finalità con i famosi bandi o concorsi di “progetti” che nessuno più di loro sa come compilare e dove mirare? Con tutte le dovute eccezioni e distinguo di questo mondo e con tutto il rispetto per decine di associazioni serie, umanitarie e scientifiche che usufruiscono dell’aiuto di denaro pubblico e/o di personaggi del mondo dello spettacolo e dello sport, io mi chiedo: quanti di questi personaggi si offrono di fare da testimone alle associazioni serie che hanno realmente bisogno di aiuto e della loro popolarità se non hanno un tornaconto personale di pubblicità o di stima da parte di qualche partito politico? Debbo aggiungere altro?  Comunque sei riuscito a tirarmi dove hai voluto ma non me ne pento e aggiungo che se mi darai la possibilità di approfondire l’argomento su larga scala ne verrebbero fuori delle belle, se belle si possono definire!”

Grazie, Zio Teo, e sinceri auguri di buon lavoro. Tanta gente ne ha bisogno. Auguri per tua Tazzinetta, troverai sempre ospitalità sul nostro sito.

2006 MATTEO FERNANDO GILDONE CON IL VICE-SINDACO DI MILANO RICCARDO DE CORATO IN OCCASIONE DELLA PREMIAZIONE DEGLI STUDENTI MILANESI PER IL II CONCORSO DELLA TAZZINETTA BENEFICA (MAGGIO 2006)

2006 IL PROFESSOR MASSIMO EMANUELLI CON IL PRESIDENTE DELL’ASSOCIAZIONE TAZZINETTA BENEFICA MATTEO FERNANDO GILDONE.

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