Radio Radicale

Radio Radicale

di Massimo Emanuelli

radio radicale

Tutto ha inizio nell’autunno 1975 quando a Roma nasce Radio Blu, un’emittente del quartiere Monteverde Vecchio che irradia i suoi programmi dagli 88,500 MHz, dopo alcuni mesi di vita della radio uno dei fondatori, simpatizzante radicale, si rivolge a Marco Pannella al fine di potenziare l’area di copertura all’intera città di Roma. All’inizio del 1976 viene costituita la a SO.GE.M srl fra i finanziatori ci sono Peppe Picca e Andrea Torelli, vengono acquistate un’antenna e un trasmettitore più potenti, la radio assume il nome di Radio Radicale. Il via ufficiale con il nuovo nome si ha il 26 febbraio 1976, responsabile è Paolo Vigevano che ha avuto il placet di Marco Pannella.  Angiolo Bandinelli e Gianfranco Spadaccia, in quanto iscritti all’albo dei giornalisti, sono i primi direttori responsabili. Informazione, musica (con particolare riguardo ai cantautori italiani) e dibattiti politici caratterizzano il primo palinsesto, non mancano però cultura e intrattenimento, collaborano con la prima Radio Radicale romana Giorgio Albertazzi ed altri artisti esiliati dalla Rai. Partono la rassegna stampa della notte, il filo diretto con i radioascoltatori. Radio Radicale è ascoltabile in diverse zone di Roma città, a Civitavecchia, Anguillara, Vetralla, Fiano Romano, Poggio Mirteto, Tivoli, Albano, Pomezia e Ostia.   L’emittente è fondamentale per il successo elettorale dei radicali alle elezioni politiche del 1976 che per la prima volta consentono ai radicali di eleggere quattro deputati. Radio Radicale propone la diretta (durata 72 ore) di commento alle elezioni politiche del 20 giugno 1976 è Massimo Teodori ad annunciare trionfalmente che per la prima volta i radicali avevano raggiunto il quorum quando ben pochi, attivisti radicali compresi non se lo sarebbero aspettato. Il quorum fra l’altro viene raggiunto per una manciata di voti concentrati nelle zone di maggior ascolto della radio (per quanto riguarda Roma città) e grazie all’aiuto di altre radio libere che avevano mandato in onda i nastri di alcune trasmissioni di Radio Radicale in differita o in contemporanea fingendo una copertura nazionale. 

L’obiettivo iniziale di Radio Radicale era quello di fare non un organo di partito, ma di distinguersi per battaglie e iniziative originali, in primis le dirette parlamentari, agli inizi i Presidenti della Camera sono diffidenti, ma poi la diretta radicale diventerà cosa naturale. Ben presto però, visto il successo elettorale e la potenza mediatica radio (allora unico strumento alternativo all’informazione ufficiale Rai) si decide di cambiare strategia. Paolo Vigevano, tesoriere del partito, viene distaccato a tempo pieno per occuparsi della radio con l’obiettivo di raccogliere soldi per estenderla a livello nazionale. Vigevano chiama alla direzione dell’emittente Lino Jannuzzi, vicedirettore è Marco Taradash (che a Livorno aveva fondato con Paolo Romani Radio Libera Livorno), arrivano anche Paolo Liguori e Walter Vercellio. Cominciano le trasmissioni di tutti i movimenti federati con il partito: MLD, Movimento di Liberazione della Donna, condotto da Daniela Gara; FUORI, Fronte Unitario Omosessuale Rivoluzionario Italiano, con Claudio Mori e Alba Montori; LOC, Lega Obiettori di Coscienza, CLEC, diretto da Liliana Pannella, contro la censura; la trasmissione anticoncordataria di Mauro Mellini e poi di Laura Arconti; Radio Carcere, inventata e proposta alla Radio da un avvocato, A Tu per Tu, la trasmissione sul teatro di Bianca Toccafondi e Giorgio Albertazzi, una rubrica musicale curata da Fabrizio Zampa, la trasmissione notturna di Rodolfo Roberti Gallina Vecchia, Onor di Capitano, un filo diretto con gli ascoltatori insonni, che si protraeva fino all’alba. Fra la fine del 1976 e l’inizio del 1977 vengono mandate in onda, in maniera artigianale, le prime sedute parlamentari. Con i primi quattro deputati (Emma Bonino, Adele Faccio, Mauro Mellini e Marco Pannella) entrati a Montecitorio i radicali hanno diritto ad un ufficio. Alcuni collaboratori della radio si recano nell’ufficio parlamentare radicale, qui incontrano Roberto Cicciomessere che aveva installato in ufficio un altoparlante per ascoltare quanto succedeva in aula. Un collaboratore della radio ha l’idea di mandare in onda in radio attraverso la cornetta del telefono quanto si ascolta dall’altoparlante. 

Fra il 1976 e il 1977 intanto in altre città italiane (Milano, Torino, Napoli, Firenze e Bari) sorgono altre stazioni radiofoniche ad opera di militanti del partito di Marco Pannella che in quegli anni spopola per i referendum e per il massimo di voti ottenuto nella sua storia.  A Milano Radio Radicale, nasce nel 1977, ha sede in via Popoli Uniti 14, irradia i suoi programmi dagli 87,900; 97,600 e 96,900, MHz; a Firenze ha sede in via Belle Donne 39 e trasmette dagli 89,900 e dai 92,700, 99,200 MHz. (Radio Radicale Firenze), a Napoli Radio Radicale nasce con la denominazione di Radio Napoli Prima per iniziativa di Nicola Mucillo e Giuseppe Rippa, Radio Radicale Torino nasce nel 1978. In altre città italiane per iniziativa di attivisti nascono altre Radio Radicale.

Paolo Vigevano unisce tutte le emittenti radicali (che fino a quel momento a parte la diretta delle sedute parlamentari avevano avuto una programmazione autonoma), rileva da radio locale frequenze e trasferisce la sede dell’emittente in una palazzina di Villa Pamphili. Viene bandita la musica e l’emittente si trasforma in radio solo parlata. Informazione, comizi, congressi di partito, campagne elettorali anche locali, caratterizzano Radio Radicale. Nel 1978 parte via radio la campagna per il referendum sull’aborto, la radio segue anche le elezioni amministrative trentine del 1978.

Nel giugno 1979, in occasione della campagna elettorale per le elezioni politiche, Radio Radicale inizia a trasmettere per buona parte del territorio nazionale, laddove non è coperta saranno successivamente rilevate le frequenze di piccole radio che chiudono, inoltre per potenziare l’ascolto vengono rilevate altre frequenze per il territorio nazionale. Lo slogan della radio è “Radio Radicale, la radio che parla e che ascolta. Dentro, ma fuori dal Palazzo”.

Negli anni ’80 Radio Radicale lancia una campagna di sottoscrizione per la radio, in poche settimane raccoglie circa 200 milioni, intorno a Radio Radicale si generano dibattiti e confronti. Fra la fine del 1981 e l’inizio del 1982 la radio lancia una campagna di iscrizione al partito, cade quindi l’obiettivo di avere un’emittente autonoma, non organo di informazione alternativo ma battaglie come la campagna contro la fame nel mondo. La vicenda della P2 passa per i microfoni di Radio Radicale e si incrocia con i problemi dell’informazione, l’emittente segue il “caso D’Urso” e legge i comunicati dei brigatisti, sono gli anni dei rapporti con i partiti laici, in primis i socialisti di Bettino Craxi, della battaglia sulla giustizia, della candidatura di Toni Negri e del “caso Tortora”.

Nel frattempo si dimettono Lino Jannuzzi, Paolo Liguori, Walter Vecellio e Marco Taradash, alla direzione dell’emittente si alternano Ezio Valente, Valerio Ferro e Giancarlo Lorenzi, nei periodi di interregno Paolo Vigevano, assume anche la direzione editoriale. Le voci sono soprattutto quelle dei leader politici del Partito Radicale come Marco Pannella, Emma Bonino e Rita Bernardini, viene eliminata la musica, vengono mantenuti come unici inserti sonori brani del Requiem di Mozart (per tutte le persone che muoiono di fame ogni giorno) al fine di conferire una forte riconoscibilità sonora alla radio stessa. Nel corso degli anni ’80 vengono rilevate da radio locali sparse per la penisola diverse frequenze, fra la seconda metà del decennio e l’inizio degli anni ’90 Radio Radicale è ascoltabile in quasi tutta la penisola. 

Nel luglio 1986 a causa dell’aumento dei costi di gestione Radio Radicale annuncia la chiusura. Fino a quel momento il servizio di informazione era totalmente a carico del Partito Radicale, che indirizzava all’emittente la sua quota di finanziamento pubblico dei partiti. I programmi vengono sospesi e la programmazione basata unicamente sulle telefonate degli ascoltatori. L’emittente opta per lasciare a disposizione degli ascoltatori e delle ascoltatrici una segreteria telefonica su cui si poteva registrare un messaggio di un minuto con le proprie opinioni sulla radio. Il giorno dopo i messaggi sarebbero stati mandati in onda. Migliaia di persone telefonarono e lasciarono dei messaggi, solo che questi spesso non riguardavano la radio: erano veri e propri sfoghi liberatori (perché finalmente qualcuno li avrebbe ascoltati) sugli argomenti più vari, contro i meridionali o contro chi stava al nord (a seconda dei punti di vista), contro gli extracomunitari, i politici, le forze dell’ordine. In generale il tono era molto aggressivo e il linguaggio era sostanzialmente turpiloquio, bestemmie comprese. Il 14 agosto del 1986 i magistrati firmano un decreto di sequestro delle segreterie telefoniche utilizzate dalla radio, poiché durante le telefonate gli ascoltatori commettevano reati come vilipendio delle istituzioni e apologia del fascismo. Dopo due mesi – si legge sul sito della radio – «il Parlamento fu spinto a intervenire per salvare l’emittente, estendendo alle radio il finanziamento pubblico all’editoria di partito, e costringendo Radio Radicale a divenire “organo di partito” (fino ad allora non lo era) per poter sopravvivere, invece di assegnare alla radio un contributo per il servizio pubblico svolto».

Nel 1990 per iniziativa della maggioranza dei parlamentari della Repubblica viene approvato un ordine del giorno che riconosce a Radio Radicale il merito di svolgere un servizio di informazione e di interesse generale. Nello stesso anno, proprio partendo dall’esperienza di Radio Radicale, viene approvata la legge Mammì che attribuisce alla Rai il compito di trasmettere le sedute parlamentari. Da allora e fino al 1998 la Rai non adempie a questo compito, intanto Radio Radicale continua interamente a proprie spese a svolgere questo servizio.

L’iniziativa delle telefonate libere fu chiamata “Radio parolaccia” e venne replicata nel 1991 e nel 1993, quando sempre per salvarsi da una possibile chiusura fu riattivata la segreteria telefonica. In tre settimane Radio Radicale divenne una delle radio più ascoltate d’Italia. Come nel 1986, anche nel 1993 ci furono diverse proteste all’iniziativa di Radio Radicale. Diversi senatori di vari gruppi politici definiscono la trasmissione «indecente» che andava «zittita», ci fu chi accusò la radio di volersi semplicemente fare pubblicità, ci fu una denuncia da parte di alcune associazioni cattoliche alla procura della Repubblica di Roma per metter fine alle telefonate, ci fu un’interpellanza presentata al presidente del Consiglio Ciampi e ai ministri delle Poste, della Giustizia e dell’Interno e ci fu la notifica di una contestazione ai responsabili della radio da parte dell’allora garante per la radiodiffusione e l’editoria, Giuseppe Santaniello. La vicenda termina con l’assoluzione di Radio Radicale da parte del garante per l’editoria. Nel 1991 viene nominato direttore di Radio Radicale Massimo Bordin.  Nel 1994, a diciotto anni dall’inizio del servizio di Radio Parlamento, il Ministero delle Poste e Telecomunicazioni, stipula, in seguito ad una gara pubblica, la prima convenzione con Radio Radicale per un importo di otto miliardi, cifra sufficiente a coprire solo la metà dei costi di gestione del servizio; l’altra metà continua ad essere coperta dalla Lista Pannella, che versa a Radio Radicale il proprio contributo per l’editoria di partito.  L’emittente con gli anni si è intanto aperta ad un pubblico vasto, e solo in parte simpatizzante e militante del partito grazie ai microfoni aperti con i politici (non necessariamente radicali) chiamati in studio a rispondere alle domande degli ascoltatori, l’emittente sarà poi emulata da altre radio e dalla televisione, compresa RadioRai.  Oltre ad avere il politico in studio Radio Radicale propone le telefonate in diretta degli ascoltatori (sul modello delle radio libere degli anni ’70) che possono colloquiare direttamente con l’uomo politico che è in studio. Nel 1998 viene inaugurato il sito internet, il primo in Italia a trasmettere video d’attualità ed oggi rappresenta il più grande portale di informazione audiovisiva. Con il nuovo millennio torna a collaborare con l’emittente Marco Taradash, Nel 2006 la redazione di Radio Radicale crea Fainotizia, il primo sito di giornalismo partecipativo italiano, un esperimento sociale e giornalistico. Nel 2010 Paolo Martini sostituisce Massimo Bordin alla direzione dell’emittente. Per gli anni 2010 e 2011 il Ministero dello sviluppo economico concede la proroga della convenzione che assegna a Radio Radicale 9,9 milioni di euro; finanziamenti arrivano anche negli anni successivi. Nel febbraio 2014 a dirigere Radio Radicale arriva Alessio Falconio, già corrispondente alla Camera dell’emittente.

Il 19 maggio 2016 il Requiem di Mozart annuncia la morte di Marco Pannella, Radio Radicale dà così la notizia. Con la voce rotta dall’emozione il conduttore riporta la notizia: “sono le 14 e 31 minuti, questa è Radio Radicale e come sentite dal Requiem che Radio Radicale trasmette e trasmetterà per i prossimi minuti, è morto Marco Pannella. E non vogliamo innanzitutto far ascoltare il Requiem che Marco Pannella scelse per la nostra radio. Per raccontare il mondo del partito radicale”.

Priva di pubblicità, con soli 18 giornalisti in organico, la radio trasmette 8.700 ore di programmi l’anno a fronte di una produzione complessiva ben più alta, di oltre 18 mila ore (il triplo di ciascuna delle reti radiofoniche Rai). I ripetitori che la diffondono sono 600 e coprono tutta la penisola. Al momento, su quei tralicci corre solo il segnale della radio ma ci potrebbero essere novità (telefono?). Oltre che dalle sottoscrizioni, le entrate sono date dai soldi pubblici ricevuti in forza dalla Convenzione stipulata con il ministero delle Comunicazioni grazie alla quale la radio incassa ogni anno 11 miliardi e mezzo di lire per trasmettere almeno il 60 per cento delle sedute parlamentari. Altri 8 miliardi l’anno arrivano a Radio Radicale sotto forma di contributo pubblico in quanto organo di partito della Lista Pannella. La radio dispone anche di un sito Internet molto frequentato che trasmette in diretta audio-tv e archivia le sedute di Camera e Senato, le attività delle Istituzioni europee e tutti i principali episodi politici, economici e giudiziari nazionali, uno sterminato archivio multimediale. Vasta biblioteca di avvenimenti degli ultimi 25 anni: 200 mila documenti sonori, tutte le sedute parlamentari dal ’76 ad oggi, 5.000 congressi e assemblee di partito e sindacali, 11 udienze dei processi più importanti, oltre a convegni, dibattiti, cerimonie ufficiali. Radio nazionale con oltre 600 mila ascoltatori quotidiani è, in grado di raggiungere via etere l’80 per cento della popolazione italiana, oltre ad essere diffusa via satellite e su Internet. L’archivio di Radio Radicale raccoglie oltre 300 mila cassette, nastri, mp3 e video. 

salviamo radio radicaleNel 2019 il sottosegretario del Movimento 5 Stelle con delega all’editoria Vito Crimi annuncia che la concessione a Radio Radicale non sarà rinnovata. Parte la campagna Salviamo Radio Radicale che vede interventi in favore di Radio Radicale da parte di giornalisti, intellettuali, cittadini di diverso orientamento politico.   

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...