Rcb Radio Castelbolognese

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Emittente di Castel Bolognese (Ravenna) nata nel 1978 come cooperativa per iniziativa di Emilio Giraldi in collaborazione con il fratello ed un amico; la prima sede fu in Via Cefalù di fronte al panificio Tumminello, primo direttore il professor Bianca, fra i collaboratori Maurizio Campanella. Irradia i suoi programmi dai 91, 95.500 e 101.300 MHz.  Successivamente viene trasferita in via Vittorio Emanuele (nei pressi di una macelleria), poi in via Roma 41 e definitivamente in via Emilia Interna 137. Fra gli altri collaboratori Enrico De Rossi, Patty, Gianluca Favaretto, Ivano Visonè, Alessandro Benericetti, conosciuto col nome di Cicetti poi a Radio Zeta.  L’emittente ha come slogan “Solo i numeri uno!… la musica sopra di tutto”. Fra gli speaker in onda nel nuovo millennio: Enrico De Rossi, Patty, Gianluca Favaretto, Ivano Visonà. Radio Castel Bolognese è l’unica radio locale rimasta nella provincia di Ravenna.   A fine dicembre 2009 cede a Radio Studio Più i 95.5 MHz per Ravenna città, isocanale con la frequenza per Forlì, Rimini e parte delle Marche restando oltre che sui potenti 101.3 per buona parte della Romagna, anche sui locali 103.9 MHz (ex Radio RE – Radio Ravenna Evangelica). Inoltre ha registrato un rilevante aumento degli ascoltatori, passati da 28.000 a circa 50.000 alla settimana (dati rilevamento 2010).
radio rcbNella primavera 2011 la vita di RCB – Radio Castel Bolognese è appesa ad un filo. All’indomani delle proteste eclatanti per scongiurarne la vendita ad un network (c’è chi parla di Radio Bruno di Carpi) con lo speaker Gabriele Rambelli letteralmente agganciato all’antenna sul tetto per 7 ore, l’11 aprile il consiglio di amministrazione dell’emittente si riunirà per la decisione finale: o verrà proposto un piano credibile e fattibile per tenerla in piedi e trovare i soldi per sanare il deficit (stimato da un giornale locale in 60 mila euro) oppure i soci voteranno per la messa in liquidazione. Rcb è alle battute finali. La sua una storia di trent’anni.  Al momento alla radio di Castel Bolognese lavorano quattro dipendenti a tempo indeterminato e un collaboratore a chiamata. Gabriele Rambelli, responsabile dei programmi dichiara: “Radio Castel Bolognese è nata nel 1978, ha 33 anni ed è una delle radio liberi più vecchie. E’ una cooperativa formata da soci e soci lavoratori. Se fosse venduta, la radio verrebbe chiusa perché agli acquirenti interessa la frequenza, la spostano sul loro ripetitore e qui non rimane nulla. I dipendenti perdono il lavoro, gli ascoltatori l’informazione locale. Chi vuole vendere, il presidente e il vicepresidente della cooperativa in primis sostiene che la radio ha subito delle perdite. Noi, soci lavoratori invece abbiamo dato la nostra disponibilità a rilevare l’emittente e farci carico dei debiti. Ma chiediamo di vedere questi conti che non tornano, a noi non ci risulta affatto che sia una situazione particolarmente pesante. Anzi nell’ultimo anno abbiamo registrato una vera impennata degli ascolti. Il nostro destino si deciderà nel consiglio”. E ancora: “Rispetto a quanto fattura annualmente la cooperativa, lo scoperto non ci sembra così drammatico da giustificare una vendita. Noi soci lavoratori abbiamo proposto di farci carico dei debiti e prendere in mano la radio, ma ci siamo trovati di fronte a un no irremovibile. Non si tratta di difendere solamente l’occupazione di coloro che fanno la radio tutti i giorni e che, con la vendita, rimarrebbero senza lavoro ma di portare avanti una radio storica, che da quando è nata è molto legata al territorio. Se chiudessero RCB in provincia di Ravenna non resterebbe più nessuna radio locale”. E ancora: “La protesta nasce dal fatto che il nostro consiglio di amministrazione ha deciso di vendere le frequenze, di fronte all’offerta di un network nazionale, facendo morire così la radio. Hanno giustificato questo con il fatto che la radio non va benissimo ma con conti alla mano a noi risulta il contrario, tanto è vero che ci siamo offerti di sobbarcarci questi presunti debiti per poter andare avanti, ma loro non sono interessati a cederla a noi. Non è un segreto e che essendoci in atto una trattativa con loro finché non mi viene comunicato in maniera definitiva che la vendita si è concretizzata non posso dire chi è. Non voglio mettermi in mezzo anche perché hanno già cercato di fare un paio di denunce contro la nostra protesta che però non hanno alcun fondamento. È tutto quanto sul filo del rischio di farsi denunciare. Stiamo trasmettendo appesi al traliccio dove c’è l’antenna, perciò sopra il tetto in cima al traliccio. Questo perché la preoccupazione del Cda era quella di fare tutta l’operazione senza che se ne parlasse troppo, senza che venisse fuori questa cosa. Il nostro scopo, invece, è proprio il contrario: far sapere a tutti quello che il Cda sta cercando di fare e l’unico modo per rendere noto questo era fare la cosa più eclatante, cioè appendersi al traliccio. Lavoro in questa radio da 15 anni. Siamo legati a questa radio poiché nella nostra zona, nella provincia di Ravenna, sono state chiuse tutte le piccole radio private che hanno ceduto alle offerte d’acquisto dei network. La nostra era l’ultima che è resistita fino a questo punto ed è un peccato, anche dal punto di vista locale, far morire l’ultima cosa che era rimasta. Stiamo lottando contro chi vuol vendere una cosa solo per soldi e non perché ha dei problemi ad andare avanti. L’offerta che è stata fatta è molto invogliante ma fare una scelta di vendita solo per guadagnare non è corretto, considerando che alcuni di noi vivono lavorando in questa radio. L’obiettivo della protesta è poterci accollare i presunti debiti, mai presentati in maniera ufficiale, e far ripartire la radio con una veste nuova, con un’immagine diversa rispetto a quella che c’è stata fino ad adesso per far capire che Radio Castel Bolognese può vivere, anzi deve vivere”. Emilio Giraldi, fondatore della radio controbatte: “Il nostro declino è iniziato sei anni fa, prima che esplodesse la crisi economica. Le radio locali non funzionano più, non è colpa di nessuno. In provincia di Ravenna ce n’erano venti negli anni Ottanta, oggi sono scomparse. Non nego che con una gestione e amministrazione più oculata e attenta, qualcosa si sarebbe potuto migliorare. Ma poco. Sono arrabbiato con chi ha sparato cifre sulla stampa. Il debito proviene da un bilancio che non è stato ancora approvato. Solo quando lo sarà, potrà essere reso pubblico. Subito è emerso il muro contro muro di soci e dipendenti ma alla fine siamo riusciti a raggiungere un accordo tra la due parti. Quella che ha fatto finta di non conoscere i problemi della radio e quella che li aveva ben presenti e voleva prendere una decisione impellente e drastica. Vivo male questo momento, ovviamente. Non ci siamo accorti ieri che le cose andavano male. Ci siamo dati delle scadenze, abbiamo già venduto una frequenza. Siamo anche molto lontani dai numeri di un organico normale di una radio. Più di così che cosa si può fare?”. Secondo il presidente Floriano Farina: “I problemi dei conti ci sono, anche noi come tutti abbiamo subito gli effetti della crisi che si sono concretizzate in un calo della pubblicità. Dicono che non abbiamo fatto vedere i conti, fra poco ci sarà l’assemblea per l’approvazione del bilancio, i conti li conoscono. Con loro a protestare c’è anche la nostra responsabile amministrativa della radio, se non la conosce lei la situazione … Per quanto riguarda gli ascolti, non mi occupo da tempo di questo. Ma al di là del baccano sarà l’assemblea dei soci a decidere cosa fare, se la maggioranza dice che intende vendere si venderà e certo quel punto la radio chiuderà”.
Nel giugno 2011 l’emittente si salva: invece di passare a un network nazionale i lavoratori acquistano un ramo dell’azienda e si mettono al lavoro per la nuova programmazione. Gabriele Rambelli, punto di riferimento della Radio dichiara: “Abbiamo portato a termine la trattativa che ora ci permetterà di continuare a far vivere la radio firmando il contratto di acquisto per il ramo d’azienda dell’emittente. Ovviamente lo sforzo è stato di molte persone e aziende che ci sono state vicine in questi mesi e che ora ci permetteranno di poter continuare, anzi migliorare i programmi. Da oggi stesso (ieri 10 giugno – n.d.r.) stiamo lavorando per il nuovo progetto, che porterà la radio più vicino a tutti con una lunga serie di programmi e appuntamenti di pubblica utilità e servizi di informazione. Non mi resta che ringraziare tutti coloro che ci sono stati vicini e che hanno seguito la vicenda tramite il sito http://www.urlandocontroilcielo.com  che continuerà a vivere per dare informazioni e aggiornamenti”. Gli fa eco Raffaele Vicidomini, segretario provinciale della Slc-Cgil: “Oggi è un bel giorno per tutti quelli che lottano con determinazione e concretezza per il mantenimento del loro posto di lavoro e lo è, senza dubbio, anche perche’ questa vertenza si è conclusa non solo con la sopravvivenza dell’ultima radio privata della nostra provincia e il mantenimento di professionalità cresciute nel nostro territorio ma, addirittura, con la stabilizzazione di un lavoratore precario. La loro lotta per il mantenimento del posto di lavoro e contro la vendita delle frequenze è stata determinante per l’esito positivo della vicenda”.

(Ruggero Righini).

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